Il Mediterraneo – Lo spazio la storia gli uomini le tradizioni – di Fernand Braudel


copertina-mediterraneo

Lo spirito del Mediterraneo è giunto fino ai giorni nostri attraverso l’eredità classica che ha lasciato una profonda traccia nelle società che nel corso dei secoli si sono sviluppate nello spazio mediterraneo, anche solo marginalmente. Un insegnamento incentrato sulla straordinaria combinazione dei principi di misura, ordine ed armonia, ossia i fondamenti che la società contemporanea sta lentamente perdendo insieme al dialogo tra i popoli, che sin dall’antichità ha rappresentato lo speciale legame tra le opposte sponde del Mare Nostrum. È il filo conduttore di “Il Mediterraneo. Lo spazio la storia gli uomini le tradizioni” (Tascabili Bompiani, pp. 282 euro, 8,50 euro), pietra miliare della storiografia del XX secolo, capolavoro dello storico francese Fernand Braudel pubblicato per la prima volta nel 1949 e testo ancora oggi fondamentale per conoscere il contributo delle diverse culture e ricostruire i processi di osmosi che hanno dato vita alla civiltà mediterranea.

L’autore descrive in maniera sublime l’antichissimo crocevia culturale che il Mediterraneo rappresenta ancora oggi, partendo dall’assunto che “essere stati è una condizione per essere”. Le numerose culture che si sono sviluppate, incontrate e mescolate nel bacino mediterraneo hanno contribuito al suo arricchimento ed a renderlo cosmopolita. Infatti, l’importazione di innumerevoli elementi da tutto il mondo ha fatto in modo che il Mediterraneo si evolvesse nella dimensione attuale, nella quale queste componenti gradualmente sono divenute parti costitutive della vita stessa dei suoi abitanti in tutti i differenti ambiti, dal paesaggio alla cucina. Tuttavia ciò non ha stravolto la sua realtà, ma al contrario ha creato un sistema coerente in cui tutto partecipa della natura originaria, in cui ogni elemento si fonde in una piacevole armonia capace di sopravvivere alle minacce della modernità. Quali ad esempio il turismo, che nel ventesimo secolo è divenuto, come afferma Maurice Aymard, una “invasione pacifica ma non innocente”, che in nome di un breve periodo di svago, distrugge i fragili equilibri delle società esistenti, considerando la vita mediterranea un gioco e non una realtà da conoscere e nella quale perdersi.

Alcuni capitoli lasciano il lettore incantato di fronte alla magnifica descrizione del divenire storico, dall’alba delle civiltà fino ai giorni nostri. L’attività umana ha intessuto il rapporto tra il mare e la terra, tra questi due elementi contrapposti, permettendo loro di dialogare, trasformando tutta l’area mediterranea in un luogo di confronto, di scambio e di fusione di civiltà differenti. Nel corso dei secoli due civiltà hanno rappresentato, attraverso lo sviluppo dei loro imperi, il massimo progresso delle due sovracitate matrici originarie del Mediterraneo, Roma e Venezia. I capitoli incentrati sulla maestosità di queste due tra le più importanti città storiche sviluppatesi sulle sponde del Mediterraneo, sono quelli che risaltano maggiormente per accuratezza ed enfasi narrativa.

La Città eterna ha rappresentato un caso unico, che Jean Gaudemet definisce come “il miracolo romano”, poiché ha lasciato una eredità ideologica che, nel corso dei secoli, ha avuto un peso innegabile nel pensiero politico, fondamentalmente attraverso l’istituzione del diritto, a cui viene attribuito il ruolo di perno centrale dello sviluppo politico, economico e sociale della società umana. Dal canto suo, la città lagunare, sospesa tra la visione ed il sogno, rappresenta la sublime sintesi nella quale il reale e l’irreale si fondono, dove il tempo trascorre in maniera dissonante, dove il passato è onnipresente costituendo, con il nostro tempo, un’epoca unica atemporale, che Braudel riassume con una espressione straordinaria nella sua semplicità: “… qui tutto è attuale e insieme defunto e tuttavia vivo.”

Alla stesura del libro ha collaborato anche lo storico Georges Duby. Inoltre altri importanti studiosi, quali Filippo Coarelli, Maurice Aymard, Roger Arnaldez, Jean Gaudemet e Piergiorgio Solinas, hanno dato il loro contributo con la redazione di alcuni capitoli di questo meraviglioso libro, che rappresenta la tela sulla quale Fernand Braudel dipinge il Mare Nostrum come un meraviglioso affresco delle diverse culture storiche e del loro contributo millenario allo sviluppo della civiltà mediterranea.

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4 Risposte

  1. A qualcuno farà piacere sapere che Fernand Braudel non è semplicemente uno storico, è il capofila di quella corrente di studiosi francesi impegnati sulla metà del secolo scorso a studiare le civilizzazioni e i cambiamenti a lungo termine, in opposizione alla storia degli avvenimenti.
    Due i brani del suo ‘poema’ che costituiscono anche il manifesto del gruppo: «Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose al tempo stesso. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma una successione di mari. Non una civiltà, ma più civiltà ammassate l’una all’altra». «Le civiltà attraversano il tempo, trionfano sulla durata. Restano padrone del proprio spazio, poiché il territorio che occupano può variare ai margini, ma nel cuore, nella zona centrale, il loro dominio, la loro sede continuano ad essere gli stessi. Le civiltà affondano le radici ancora più antiche, e di molto, di chi le ha portate alla ribalta o al successo, e la lunga durata entra necessariamente a far parte della loro natura. La romanità non inizia con Cristo. L’Islam non comincia nel VII secolo con Maometto. E il mondo ortodosso non ha principio con la fondazione di Costantinopoli nel 330. Una civiltà, infatti, è una continuità che quando muta assorbe valori antichi che sopravvivono attraverso di lei e continuano a costituirne la sostanza. Le civiltà non sono mortali, sopravvivono a metamorfosi e catastrofi, traggono spesso nuova linfa ed intensità espressiva dai momenti contrastati della crescita e, all’occorrenza, risorgono dalle proprie ceneri. Distrutte, o almeno danneggiate, rispuntano come la gramigna»
    Quattro le traduzioni italiane conosciute. A parte quella citata da Massimiliano Maiello, lo hanno tradotto in italiano altre due volte Bompiani (1996 e 2003) e Newton & Compton.
    Un’ultima integrazione, per concludere. L’opera più profonda di Braudel sul Mediterraneo, in due volumi, una sorta di analisi al microscopio, è la “Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II”, pubblicato in Italia da Einaudi in quattro edizioni a partire dal1953.

  2. L’ho letto. Mi è piaciuto moltissimo, anche se reputo civiltà e imperi insuperabile.

  3. mi potete dare queste due risposte…??
    nei capitoli il mare e la terra…compresa l’introduzione…qual’è il rapporto uomo-ambiente…e quale tra passato e presente…?

  4. Bellissimo e interessante articolo. Però credo che l’edizione originale di “Mediterraneo” sia il 1985 e non il 1949.

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