Alcune riflessioni sulla NATO dopo Lisbona


Pubblichiamo la prima di 2 interessanti interviste sulla NATO fatte ad Emiliano Stornelli, ricercatore di Magna Carta e Analista del Comitato Atlantico Italiano; ha partecipato allo scorso vertice di Lisbona del 20 novembre 2010. L’intervista in lingua originale è reperibile su questo link.

Stornelli, secondo lei, qual è il significato del summit di Lisbona della NATO?

A Lisbona le fondamenta tradizionali dell’Alleanza Atlantica non sono stati semplicemente riconfermati, ma addirittura rafforzati, come dimostrano chiaramente sia il Nuovo Concetto Strategico (http://www.nato.int/strategic-concept/index.html) e la Dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo. La clausola di reciproca difesa (articolo 5 del Trattato del 1949) basata sulla solidarietà e mutua garanzia, saranno puntellate con il prossimo sistema di difesa missilistica che proteggerà tutte le Nazioni, i territori e le forze militari europee appartenenti alla NATO dal crescente pericolo di attacco per opera di missili balistici (lanciati molto probabilmente dal Sud Ovest Asiatico). La necessità di potenziare ulteriormente il ruolo di unico ed essenziale consesso di consultazione tra gli Alleati (art. 4) è stato pure sottolineato, così come il significato del legame transatlantico e l’indivisibilità tra le due sponde dell’Atlantico come essenza politica dell’Alleanza. Deve essere inoltre incluso in questo campo l’impegno ribadito a favore della libertà, della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto.

Non è mera retorica, ma è l’evidenza che l’Alleanza non ha mai perso di vista la sua ragione d’essere e non ha necessità di reinventarsi per giustificare la sua esistenza, visto che i suoi compiti principali, i suoi principii e scopi sono validi oggi, nel mondo post 11 settembre, come durante la Guerra Fredda o gli Anni Novanta. Naturalmente, la NATO deve adeguare le sue politiche, la sua struttura e le sue capacità per far fronte efficacemente ai nuovi pericoli e sfide del nuovo ambiente in continuo cambiamento. Questa è ciò che in realtà significa “trasformazione” e che è proprio ciò che la NATO sta facendo dalla caduta dell’Unione Sovietica fino al Vertice di Lisbona, [passando dalle conseguenze degli attacchi terroristici di New York e Washington]. Inoltre, in continuità con la storia dell’Alleanza, il Nuovo Concetto Strategico e la Dichiarazione adottati a Lisbona sono il risultato del processo di trasformazione generale finora raggiunto, e mostrano la strada che la NATO deve percorrere in tutti i campi rilevanti del suo impegno: gestione delle crisi, Afghanistan e Balcani, allargamento dell’Alleanza e alleanze globali, riforma interna e sviluppo delle capacità militari, controllo degli armamenti e sicurezza energetica, relazioni con l’UE, l’ONU e la Russia, per nominare solo i temi principali.

Uno dei temi principali del Vertice è stato il rilancio delle relazioni NATO-Russia. Pensa che il periodo di scontro tra NATO e Russia appartiene definitivamente al passato?

Il caldo benvenuto che il Presidente Medvedev ha ricevuto a Lisbona, nonché le relative disposizioni e dichiarazioni del Nuovo Concetto Strategico e la Dichiarazione del Vertice dei Capi di Governo, testimoniano la disponibilità e la genuina volontà della NATO di archiviare le tensioni degli ultimi anni e di porre le basi per una partnership strategica reale con la Russia. La costituzione del sistema di difesa missilistico della NATO potrebbe essere un buon punto di partenza per rinnovare il dialogo e la cooperazione tra la NATO e il Consiglio della Russia. Allo stesso tempo, accanto alle aspettative, l’Alleanza non ha messo da parte la realtà delle relazioni con Mosca. La ripetuta richiesta di “reciprocità” sfida la leadership della Russia ad agire in uno spirito di fiducia reciproca, trasparenza e prevedibilità. E’ riconosciuta l’esistenza di questioni in sospeso e di differenze, mentre è molto rilevante, e per nulla accidentale, l’enfasi che i Capi di Stato e di Governo hanno posto sui principi democratici e di sovranità e di integrità territoriale di tutti gli Stati nell’area euro atlantica, e le premesse delle relazioni NATO-Russia (in linea con Founding Act del 1997 e la Dichiarazione di Roma del 2002). Questo significa che l’Alleanza è consapevole delle peculiarità che rendono le relazioni con la Russia così speciali, cioè che possono facilmente passare dalla cooperazione allo scontro, a seconda dalle circostanze.

In questo contesto, quali sono le implicazioni per la politica della “porta aperta” della NATO?

Cercare la cooperazione con la Russia non comporta né il venir meno delle responsabilità della NATO stabilite nel Trattato fondativo del 1949, né un compromesso sui suoi interessi di sicurezza. Per questa ragione, non sono emerse nel trattato di Lisbona variazioni circa la politica della “porta aperta” (art. 10). Il Concetto strategico sottolinea il contributo significativo dell’allargamento della sicurezza dell’Alleanza e rinnova l’impegno per un Europa integra, libera e basata sui valori democratici. L’Alleanza manterrà la porta aperta per l’annessione degli altri Paesi europei che aspirano ad entrare nella NATO e sono pronti ad offrire il loro valore aggiunto alla sicurezza Euro-Atlantica, sempre che rispettino i requisiti di base di democrazia, libero mercato e stabilità interna. Teoricamente le porte della NATO sono aperte anche alla Russia, dovrebbe però decidere di sottostare al cammino dell’integrazione Euro-Atlantica.

Anche Georgia ed Ucraina hanno la possibilità di diventare membri della NATO in futuro?

Sicuramente ne hanno la possibilità. Per quanto riguarda la Georgia, nella Dichiarazione del Vertice di Lisbona, i Capi di Stato e di Governo hanno riaffermato esplicitamente la decisione presa dal consensus del vertice di Bucarest del 2008 che permette a Tbilisi di diventare membro una volta portato a termine il processo di integrazione Euro-Atlantica. Successivamente questo processo è stato rallentato a causa delle ricadute della crisi terminata con il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud da Mosca. Tuttavia da allora il Governo georgiano non ha mai cessato di implementare le riforme necessarie e se mantiene questo passo il Paese sarà presto pronto per entrare nell’Alleanza. Per quanto riguarda l’Ucraina, a Bucarest i Capi di Stato e di Governo hanno accolto le aspirazioni ucraine di diventare un membro della NATO, assieme alla Georgia. Oggi però Kiev ha cambiato la propria politica, scegliendo uno status di “non-bloc”. Questa scelta è stata presa liberamente e legittimamente dal nuovo Governo e non può essere che rispettata. Ad ogni modo, gli sviluppi interni dell’Ucraina non hanno messo in dubbio l’amicizia con la NATO. Il Governo ha confermato il suo impegno nel continuare ad avanzare nei relativi programmi di riforma e di cooperazione, mostrando un grande interesse nel trovare nuove aree di interazione. Da questo punto di vista, l’Ucraina potrebbe assimilarsi alla Svezia e la Finlandia, dove la rispettiva scelta di neutralità non ha compromesso il raggiungimento di una profonda integrazione Euro-Atlantica nella sicurezza e nel campo della difesa. La loro eventuale annessione alla NATO rimane oggetto di discussione pubblica, specialmente in Finlandia, ma i due Paesi appartengono già pienamente alla comunità Euro-Atlantica e sono membri dell’UE. [L’Ucraina può essere paragonata sia alla Svezia che alla Finlandia. La membership della NATO è anche una questione politica e Kiev dovrebbe decidere di unirsi all’Alleanza nel futuro, visto che le porte della NATO rimarranno aperte, come stabilito dalla Dichiarazione del Vertice di Lisbona.

Può la NATO conferire lo stato di membro a un Paese con un conflitto territoriale non risolto?

Secondo me non esiste una regola generale per l’Alleanza in questa campo. Ognuno dei cosiddetti conflitti “congelati” presenti nell’ampio spazio Euro-Atlantico presenta le sue caratteristiche peculiari. La Transnistria, il Nagorno-Karabakh e l’Ossezia del Sud/Abkhazia sono diversi gli uni dagli altri e l’approccio più appropriato è quello del caso per caso. Messi da parte i conflitti congelati, i Paesi partner di regioni come l’Armenia, l’Azerbajan e la Moldavia dovrebbero anch’essi migliorare il loro standard di sicurezza e difesa nel settore di riforma e fare passi avanti circa il loro generale sviluppo democratico, se vogliono avanzare nel processo di integrazione Euro-Atlantica.

Per quanto riguarda l’Afghanistan, che cosa si aspetta dalla strategia di transizione? E’ realistica la scadenza del 2014?

La parola chiave della strategia di transizione è “addestramento”. E’ vero, uno sforzo maggiore per rendere capaci i militari afghani e la polizia di assumere completamente le responsabilità di sicurezza in tutto il Paese è la prima condizione per la scadenza del 2014. Inoltre, il successo di questa strategia non è solo vincolato all’addestramento delle forze locali. Diversi altri fattori militari e non solo sono implicati, che tutti assieme concorrono a determinare il livello di stabilità (o instabilità) dell’Afghanistan e richiedono che l’Alleanza adotti un approccio globale per far fronte alle sfide molteplici della crisi afghana, come spiega chiaramente il Nuovo Concetto Strategico. Alla luce di questo, per completare il passaggio delle responsabilità di sicurezza dall’ISAF alle forze locali entro la fine del 2014, l’Alleanza deve anche fare il punto sui risultati del processo di riconciliazione e di reintegrazione, della necessità di aumentare il buon governo, del ritmo della ricostruzione e dello sviluppo economico, così come del coinvolgimento di attori esterni negli affari interni afghani. In quest’ultimo aspetto la NATO ha intensificato i suoi sforzi per coinvolgere gli stati confinanti nella stabilizzazione dell’Afghanistan. I risultati positivi nella lotta al terrorismo e all’estremismo in Pakistan sono della massima importanza per combattere le insorgenze afghane e portare la stabilità in tutto il Paese. Su questo punto dovrebbe anche essere considerato e affrontato il ruolo dell’Iran. Nel suo insieme, la strategia di transizione è messa a repentaglio da molte incertezze e deve esserne garantito il compimento. I Capi di Stato e di Governo dell’Alleanza sono consapevoli di questo e per questa ragione la Dichiarazione del Vertice di Lisbona ha chiarito che la strategia è determinata dalle condizioni e non dal calendario. Quindi la scadenza del 2014 potrebbe essere rimandata a seconda delle reali condizioni sul campo. Questo significa che la NATO non sta assolutamente accelerando il ritiro dall’Afghanistan. Come riaffermato dagli stessi Capi di Stato e di Governo, l’Alleanza non verrà meno al suo impegno di lungo periodo di consolidare l’indipendenza e la base democratica dell’Afghanistan e di evitare che il Paese diventi ancora una vlta un rifugio sicuro per terroristi e governatori pericolosi.

Qual è la visione strategica della NATO per quanto riguarda il Mediterraneo in particolare?

In che termini è possibile prevedere una maggiore collaborazione con i Paesi della “Sponda Sud” e del Medio Oriente? Si può parlare di membership nel lungo periodo?

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