“Parlamento del Mediterraneo: la parola ai cittadini e non ai governi”

Intervista con l’ex senatore Learco Saporito, tra i fondatori dell’APM

Un’istituzione “che parte dal basso”, dai “rappresentanti dei popoli” del Mediterraneo e non dai loro governi. È questa la visione che ha dato vita all’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, spiega in un colloquio con O.Me.R.O. l’ex senatore Learco Saporito, 72 anni, giurista e tra i fondatori dell’APM. Finanziato dai vari Parlamenti, l’organismo nato ufficialmente nel 2006 per potenziare il dialogo e la cooperazione politica tra i paesi del Bacino ha sede a Malta e raduna le delegazioni dei 25 Paesi affacciati sul Mediterraneo ed in più Giordania, Macedonia e Portogallo. Esso è “espressione dei cittadini” e non delle maggioranze al potere: questa, aggiunge l’ex parlamentare di AN, è il valore aggiunto rispetto all’Unione per il Mediterraneo nata lo scorso luglio su impulso del presidente francese Nicolas Sarkozy. E mentre fervono i preparativi per la prima Giornata del Mediterraneo, il prossimo 21 marzo, i delegati preparano una visita in Italia, durante la quale saranno ricevuti in Parlamento e in Vaticano, ed una giornata con i leader delle religioni ad Assisi.

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L’Urss e Israele

Copertina "perchè Stalin creò Israele"Calcoli strategici, legami ideologici, scambio di informazioni tra i servizi segreti e, soprattutto, un appoggio al sionismo con una precisa funzione antioccidentale: è fitta la trama di interessi che indussero il leader sovietico Iosif Stalin ad appoggiare la nascita dello Stato ebraico, come racconta il saggio “Perché Stalin creò Israele”, del giornalista e storico russo Leonid Mlecin (Sandro Teti Editore, 215 pagg., 17 Euro). Continua a leggere

Egitto, vite controcorrente. La femminista Nawal Al Saadawi presenta “Dissidenza e scrittura”

 

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La lotta epica con Gamal Nasser e il “tradimento” delle speranze riposte dagli intellettuali nel programma di giustizia sociale proclamato dal Presidente colonnello; l’arresto per le attività politiche sotto il regime di Anwar Sadat e l’involuzione sociale ed economica dell’Egitto con Hosni Mubarak, che ufficialmente predica la democrazia ma di fatto governa da 27 anni con pugno di ferro. C’è tutto questo nel libro-intervista della 77enne scrittrice e medico psichiatra egiziana Nawal Al Saadawi, “Dissidenza e scrittura. Conversazione sul mio itinerario intellettuale” (Edizioni Spirali, pag. 144, 20 Euro). Continua a leggere

“Il sogno incompiuto” di Ugo Tramballi

Un libro non solo “molto ben scritto e molto ben documentato” ma soprattutto “non partigiano, oggettivo, appassionato e sobrio al tempo stesso”. Aggettivi tutt’altro che scontati quando si parla di  un testo sul conflitto israelo-palestinese. Ma, dopo i complimenti dei colleghi Toni Capuozzo del Tg5 e Giampaolo Cadalanu de “La Repubblica”, l’elogio più alto per Ugo Tramballi, inviato speciale del Sole24Ore e autore di “Il Sogno incompiuto. Uomini e storie di Israele” (Marco Tropea Editore, 256 pag., 16 Euro) è venuto da un pezzo da novanta del giornalismo italiano come Arrigo Levi, oggi consigliere del Presidente della Repubblica: “già conosciamo e ammiriamo Tramballi da tanti anni per i suoi meravigliosi articoli, per le sue analisi così lucide e precise, per lo stile equilibrato e limpido, talvolta apparentemente freddo, con cui cerca di capire e di spiegare cosa avviene in quella terra. Un giorno Tramballi si è seduto al computer e ha tirato fuori tutto ciò che aveva dentro e che non poteva riversare nei suoi articoli: tutte le delusioni e le speranze di questo dramma senza fine, tutta la passione di chi ama due popoli e non vede una soluzione all’orizzonte”. Così è stato presentato nei giorni scorsi a Roma questo bel libro che si legge come un romanzo e che fornisce una serie di chiavi di lettura fondamentali per capire perché a 60 anni dalla fondazione Israele abbia “un esercito, istituzioni, un sistema di leggi, università, strade, ponti, il fisco e il codice della strada” ma resti “come la Palestina, che di tutto questo non ha nulla: un sogno irrealizzato”. Continua a leggere

“Mediterraneo, la Federazione che non c’è” di Enrico La Rosa

“Luogo di elezione delle civiltà adulte, frutto di lunghe fasi preliminari” nella definizione dello storico francese Fernand Braudel, il mar Mediterraneo che è stato il “cortile” nel quale si sono sviluppate le tre civiltà monoteistiche è oggi minacciato dall’inquinamento, dal depauperamento della fauna ittica, dai traffici umani e di stupefacenti. I malanni e le potenzialità del Mare Nostrum sono al centro del piccolo prezioso saggio “Mediterraneo: la Federazione che non c’è” (Edizioni associate, 108 pag., 10 Euro) del presidente dell’associazione O.Me.R.O. Enrico La Rosa, già ufficiale della Marina che ha ricoperto vari incarichi nelle rappresentanze italiane nei Paesi rivieraschi e ha vissuto in Algeria negli anni dell’attacco dei terroristi islamici allo Stato. Continua a leggere

Libano, la guerra dell’acqua dietro il contenzioso fra Israele e Hezbollah

L’ex ambasciatore a Beirut Franco Mistretta incontra i membri di O.Me.R.O.

“Se Israele restituisse al Libano le fattorie di Sheeba, che continua ad occupare per pompare acqua da due condutture verso la Galilea, toglierebbe alle milizie di Hezbollah la ragione stessa di esistere e si rivelerebbe in tal modo una mossa strategica di grande efficacia”: perché, spiega l’ex ambasciatore in Libano Franco Mistretta, segnerebbe la fine del contenzioso fra Israele e Hezbollah, rafforzerebbe il governo di Fouad Siniora, priverebbe i miliziani di qualsiasi pretesto per rifiutare il disarmo e assesterebbe un colpo micidiale alla nefasta influenza dell’Iran nel Paese dei cedri. Con questo auspicio l’ambasciatore che era di stanza a Beirut durante la guerra israelo-libanese del 2006 ha concluso venerdì scorso un briefing informale con i membri dell’associazione Omero, nella sede della Sioi.

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Israele & Palestina, 60 anni dopo

La Palestina tra il 1947 e il 1949

Fervono i preparativi in Israele per le celebrazioni del sessantesimo anniversario della proclamazione il 14 maggio 1948 dello Stato d’Israele, mentre non si vedono spiragli alla gravissima crisi umanitaria in cui è piombata la Striscia di Gaza e al collasso provocato dal Muro in Cisgiordania dell’economia palestinese, resa già peraltro fragilissima dalla corruzione dei leader e dalla struttura clanica della società palestinese. L’atto costitutivo dello Stato ebraico recitava nel 1948 “fondato sulla giustizia e sulla pace, come predetto dai profeti”. Ma di quale pace si può parlare 60 anni dopo la Nakba, “la Catastrofe” come viene ricordata dai palestinesi quella ricorrenza? L’Osservatorio Mediterraneo di Ricerca Operativa (O.Me.R.O.) ha deciso di dedicare al conflitto in Medio Oriente il primo di una serie di focus sulle aree calde del Mediterraneo, nel tentativo di mettere a fuoco i fattori storici, politici, economici, sociali e religiosi che hanno finora impedito una soluzione dell’irrisolto scontro su una terra forse “troppo promessa” come l’ha definita uno dei protagonisti dei negoziati di pace sponsorizzati negli ultimi 20 anni dagli Stati Uniti, Aaron David Miller.

Senza avere l’ambizione di dare un quadro esaustivo della guerra più dibattuta degli ultimi 60 anni, speriamo di fornire ai lettori almeno gli strumenti per orientarsi in un conflitto fra opposti nazionalismi, popoli, religioni che non può lasciare indifferenti chi vive dall’altra parte del mare.

Aspettiamo i vostri commenti e vi auguriamo buona lettura!

La Redazione di O.Me.R.O.