La grande sfida della politica albanese


Mappa dei 27 Paesi membri UE

L’identità europea e l’allargamento dell’Unione: l’influenza che la prospettiva di adesione  ha avuto nel risultato delle elezioni in Albania.

Ne parliamo con il Prof. Guido Napoletano, docente di Diritto dell’Unione Europea dell’Università “La Sapienza” di Roma.


Ad un mese dalle elezioni parlamentari in Albania, l’accordo fra la coalizione di destra capeggiata dal Partito Democratico  ed il Movimento Socialista per l’Integrazione di Ilir Meta è oramai certo. Anche se la Commissione Elettorale Centrale non ha ancora reso ufficiali i risultati definitivi, Meta ha accettato l’invito del suo acerrimo nemico Sali Berisha a formare quello che oramai viene chiamato “il governo dell’integrazione europea”.

E così Berisha, grazie soprattutto alla richiesta ufficiale di adesione presentata lo scorso 28 aprile a Praga, verrà riconfermato. Ma l’Unione Europea sembra non rispondere adeguatamente a questa aspirazione europeista.

I rapporti tra l’Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali sono infatti in una fase di stallo. I motivi di chi osteggia un ulteriore allargamento sono molteplici: la mancata entrata in vigore del trattato di Lisbona, la crisi economica che rende più difficile sostenere i costi legati all’ingresso di membri notoriamente deboli dal punto di vista economico-finanziario e l’opinione pubblica che continua a manifestare segni di stanchezza dopo l’ultimo grande allargamento. Quanto c’è di vero in queste motivazioni?

La questione dell’allargamento è un tema importante e cruciale non solo per l’area balcanica ed in generale per il sud-est europeo, ma fondamentale per la stessa Unione europea. Eppure manca un dibattito pubblico serio sull’allargamento, che dovrebbe chiarire alcuni punti importanti e far capire alla gente che, per esempio, la motivazione della cosiddetta “tensione finanziaria”, derivante dall’ingresso dell’Unione europea di Paesi deboli economicamente, è utilizzata in modo strumentale. Non è vero infatti che i Paesi di nuova adesione assorbono le risorse del bilancio comunitario, riproponendo la vecchia questione dell’unica coperta che o si tira da una parte o dall’altra. Basterebbe leggere le numerosissime norme che accompagnano i Trattati di adesione, cominciando da quelli della grande adesione dei 10 del 2004, per scoprire che nel momento in cui il Paese entra nell’Unione percepisce dal bilancio comunitario quello che lui stesso versa.

E allora perché tanti Paesi, così come tanti cittadini europei, non vogliono l’allargamento?

Il motivo vero è il problema dell’identità, ovvero una parte degli europei vivono il processo di integrazione comunitaria come un processo di identità. Ritengono opportuno e possibile sostituire all’identità nazionale una nuova identità nazionale europea che faccia sì che l’Europa diventi una Nazione. Il modello sono gli Stati Uniti d’America, dove l’identità nazionale è propria dello Stato Federale e non dei singoli Stati. Ed infatti lo Stato federale americano si guarda bene dall’allargarsi. Per chi dunque vuole coltivare una identità nazionale europea, vede nell’allargamento un freno.

Eppure, pur nella loro complessità, i Balcani sono innegabilmente parte dell’Europa.

I Paesi dei Balcani sono europei, sono sempre stati europei e devono tornare a far parte dell’Europa. Ma per chi vuole creare una grande famiglia europea basata sulla identità nazionale europea, avere all’interno un Paese come può essere l’Albania dove la popolazione è per il 70% di religione musulmana, non è auspicabile.

Ma bisognerebbe capire che noi in Europa abbiamo un’identità più ampia ed articolata, che, lungi dall’essere una debolezza, è invece l’enorme forza dell’Europa, perché è una identità che si arricchisce di tutta questa complessità culturale.

L’adesione all’Ue è l’obiettivo principale delle politiche albanesi, ma ci sono forti ostacoli che rendono così lento questo processo: la criminalità organizzata e la corruzione. Quanto pesa per l’Europa avere una grande area deregolamentata nei Balcani?

L’Europa non può più permettersi gli sbagli compiuti in quest’area negli anni novanta, che hanno avuto forti ripercussioni su Paesi membri come l’Italia, basti pensare alle forti ondate di emigrati che scappavano a causa dei conflitti nell’area.

Nell’epoca moderna, con la colonizzazione, l’Europa si espanse a pelle di leopardo. Ma questo sistema coloniale aveva una debolezza intrinseca, la mancanza di contiguità territoriale, quindi un’oggettiva difficoltà nel controllare i propri territori. Da ciò uno dei principi ispiratori dell’allargamento dell’Unione, seppur non scritto ma sottostante, stabilisce che l’integrazione europea debba essere realizzata rigorosamente sulla base della contiguità territoriale. Questo non è successo con i Balcani da una parte e la Svizzera dall’altra. Ma mentre la con la Svizzera c’è una integrazione “de facto”, il buco dei Balcani va assolutamente assorbito, anche per una questione di sicurezza dell’Unione stessa.

Il 1°luglio è iniziato il semestre di Presidenza svedese dell’Unione europea. L’allargamento sarà uno degli impegni prioritari?

In realtà la nuova presidenza di turno svedese sembrerebbe poco intenzionata ad occuparsi del Sud-Est europeo e delle beghe balcaniche. Sembra invece più orientata verso ovest e quindi più concentrata all’ingresso dell’Islanda, che ha presentato richiesta formale nei mesi scorsi e che sicuramente camminerà spedita verso l’adesione. Quindi un allargamento ad occidente proiettato verso l’Atlantico e verso le regioni artiche che mettono in secondo piano il complicato processo di espansione verso est e verso il sud est europeo.

Proprio al termine dell’ultimo Consiglio degli Affari Generali e Relazioni Esterne dell’Unione l’Italia ha esplicitamente chiesto di includere nel documento finale un chiaro riferimento all’Albania, chiedendo che non appena il risultato elettorale sarà confermato, la domanda di adesione dovrà essere trasmessa alla Commissione per l’inizio dell’esame tecnico.

L’Italia avrebbe tutto l’interesse perché l’Albania entri nell’Ue. Perché siamo vicini di casa, perché abbiamo un destino comune ed consolidato legame commerciale e culturale. Lo sviluppo dell’Albania è un nostro problema ed un nostro interesse. Non possiamo non interessarci ai fatti albanesi.

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2 Risposte

  1. Interessante!

  2. La maggioranza degli albanesi non è muslumana!!!!
    Ci sono molti studi francesi, americani etc che hanno dimostrato che la maggioranza degli albanesi (almeno 60% ) sono atei o agnostici e di conseguenza non religiosi.

    US Government Report : http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2006/71364.htm

    “The majority of Albanians today are either atheists or agnostics. According to an official US Government Report [1]: “No reliable data were available on active participation in formal religious services, but estimates ranged from 25 to 40 percent.,” leaving 60 to 75 percent of the population non-religious (or, at least, not practicing a religion in public)”

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