Ultime sulla pirateria somala


La pirateria marittima registra un nuovo episodio di cronaca non esaltante.

Secondo notizie degli ultimi giorni tredici pirati somali, catturati due settimane fa dopo aver tentato di assaltare una nave che batteva bandiera del Togo da un’unità militare danese impegnata nei pattugliamenti della task force europea al largo delle coste del Corno d’Africa, sono stati rilasciati e trasferiti a terra in Somalia. E ciò perché sanzionare, processare e imprigionare i tredici pirati somali, catturati due settimane fa a bordo di un barchino dove erano state trovate armi automatiche, rampini, bazooka e numerose munizioni, sarebbe complicato, pericoloso e foriero di indesiderate ritorsioni, cui Danimarca ed Europa non vogliono evidentemente essere esposte.

Per inciso, secondo quanto riferisce Repubblica, è di appena un mese fa lo smacco subito dalla Spagna in analoga occasione (Unità mercantile iberica di nome “Alakrana”, sequestrata ad inizio ottobre con tutto l’equipaggio di 30 persone), conclusasi con il pagamento di un riscatto ed il rilascio dei sette pirati catturati.

La notizia singolare e più significativa consiste nella dichiarazione di “non essere in condizioni di giudicarli” enunciata da alcuni Paesi, quali Seychelles e Kenya, a corredo del rifiuto di accettare in carico i 13 pirati catturati dalla Marina danese. E ciò in disprezzo della Convenzione di Montego Bay del 1982 che vincola i suoi firmatari a reprimere la pirateria in alto mare, indipendentemente da dove sia stato commesso il reato. Ma non basta. La pirateria è considerata un crimine internazionale che rientra tra le ipotesi dei cosiddetti crimina juris gentium ed in virtù della citata Convenzione il diritto internazionale consente l’uso di forze militari contro la pirateria; il che legittima ogni Stato che abbia subito attacchi a proprie navi mercantili ad attaccare gli aggressori. Questo è l’appiglio giuridico che ha consentito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di autorizzare la flotta europea a entrare in acque territoriali somale per inseguire i pirati. Da qui il più vasto spiegamento di forze navali che la storia ricordi in tempo di pace e che, oltre a navi da guerra di Russia, Cina, Giappone, India, Corea del Sud e Singapore, ha impegnato gruppi navali della Nato, dell’Unione Europea e della “Combined Task Force 150” (CTF 150) e, di pari passo, sulla base della Risoluzione 1851 (2008), la costituzione di un “Contact Group on Somali Piracy” (CGSP) cui partecipano ben 20 Paesi, oltre a rappresentanti di Nato, Ue ed Unione Africana.

Da quanto emerso dalle poche notizie stampa al riguardo, sembra essere andata molto diversamente la vicenda del Buccaneer, rimorchiatore d’altura battente bandiera italiana, di proprietà della Micoperi, sequestrato nel golfo di Aden l’11 aprile e rilasciato il 9 agosto, dopo quattro mesi di sequestro. Dopo la liberazione, sulla vicenda è caduto un silenzio stampa ed istituzionale pressoché completo, interrotto solo dalle dichiarazioni istituzionali di rito circa il non avvenuto pagamento di alcun riscatto. Sommando le scarne notizie trapelate ed il contenuto di talune interviste fatte a membri dell’equipaggio, peraltro reticenti, non è difficile ricostruire un quadro che non può che inorgoglire per come potrebbero essere state condotte le operazioni. Masticando di cose navali ed essendo a conoscenza delle capabilities della nostra Marina, non ci è sfuggito che la posizione del Buccaneer è stata sempre nota nei quattro mesi, tanto da consentire al San Giorgio di rimanere costantemente a contatto visivo con il rimorchiatore. Sapendo che tra le caratteristiche di questa Unità della nostra Marina vi sono il trasporto di truppe speciali e da combattimento e di veicoli ed imbarcazioni operativi, nonché il possesso di ponte di volo abilitato all’atterraggio e decollo di elicotteri e velivoli, non ci meraviglieremmo di apprendere che i pirati sono stati a loro volta assediati e tenuti in scacco da gruppi di incursori della Marina imbarcati sul San Giorgio, addestrati a risolvere situazioni di liberazione di ostaggi, simili a questa, in presenza di forte contrasto armato. Mezzi disponibili per una loro eventuale irruzione non sarebbero davvero mancati e sarebbe stato possibile controllare dagli elicotteri, da distanza ravvicinata, la sopravvivenza e il buono stato di tutti i sequestrati. Non è persino escludibile che i nostri uomini rana possano essere stati più volte a bordo del Buccaneer durante le ore notturne.

Quel che è certo è che tutto questo, se fosse davvero accaduto, non potrebbe essere fatto trapelare in presenza di qualche necessaria ‘semplificazione’ sul piano del diritto internazionale.

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Una Risposta

  1. Corre l’obbligo di segnalare un articolo apparso su Repubblica di oggi, 17 gennaio, il cui contenuto ridimensionerebbe le aspettative ‘eroiche’ del mio articolo, conferendo agli avvenimenti una luce molto meno esaltante e rassicurante:
    http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/17/news/bucaneer-prove-1978223/index.html?ref=search

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