Per Israele non c’è emergenza umanitaria a Gaza

L’operazione “Piombo fuso” va avanti. Il governo israeliano, in vista delle prossime elezioni, cerca di dare un’immagine di forza e di intransigenza.

palestina-donne_340x216La Comunità internazionale, rimasta a guardare all’inizio delle operazioni, si è mossa di fronte ad una reazione oramai considerata enormemente sproporzionata. Ci si muove su più fronti, dalla diplomazia internazionale alle mobilitazioni di gruppi e associazioni. Ma con un imperdonabile ritardo. Continua a leggere

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Rassegna Stampa – Speciale “Operazione Piombo Fuso” nella striscia di Gaza

Con questa Rassegna Stampa, la Redazione di O.Me.R.O.  riporta l’evoluzione della situazione nella striscia di Gaza, attraverso l’inserimento degli articoli più rilevanti pubblicati dalla stampa internazionale.

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Intervista con Mistretta, ex-Ambasciatore in Libano

Pubblichiamo una breve intervista all’ ex-Ambasciatore in Libano, Mistretta, sui temi di rilevanza internazionale relativi al Medio Oriente.

La Redazione di O.Me.R.O.

 

 

Architettura: una prospettiva differente

Resoconto dell’incontro con l’Arch. Lorenzo Romito, Presidente dell’Associazione Culturale Stalker rientrato in Italia dalla seconda Riwaq – Biennale di Ramallah – (www.riwaqbiennale.org) dove ha partecipato al seminario ”One City” organizzato dall’architetto Pretti.

Nel corso dei decenni, all’interno della Comunità Internazionale ha prevalso un’impostazione “top-down” nella ricerca di una soluzione definitiva della Questione Palestinese. Si è cercato di calare dall’alto un piano ad hoc, preciso e perfetto, che potesse in un colpo solo fare felici entrambi i Popoli, eliminando questo problema dall’Agenda politica internazionale. Dato il perpetuarsi della sanguinosa lotta per la sopravvivenza, potrebbe essere giunto il momento di affrontare la situazione con una visione radicalmente opposta, incentrata su un’impostazione di tipo “bottom-up” che, valutando il nascere di una strategia di cambiamento proveniente dalle popolazioni, possa investire le politiche, le ideologie e gli interessi di tutti i soggetti attivi in Palestina. Continua a leggere

Israele & Palestina, 60 anni dopo

La Palestina tra il 1947 e il 1949

Fervono i preparativi in Israele per le celebrazioni del sessantesimo anniversario della proclamazione il 14 maggio 1948 dello Stato d’Israele, mentre non si vedono spiragli alla gravissima crisi umanitaria in cui è piombata la Striscia di Gaza e al collasso provocato dal Muro in Cisgiordania dell’economia palestinese, resa già peraltro fragilissima dalla corruzione dei leader e dalla struttura clanica della società palestinese. L’atto costitutivo dello Stato ebraico recitava nel 1948 “fondato sulla giustizia e sulla pace, come predetto dai profeti”. Ma di quale pace si può parlare 60 anni dopo la Nakba, “la Catastrofe” come viene ricordata dai palestinesi quella ricorrenza? L’Osservatorio Mediterraneo di Ricerca Operativa (O.Me.R.O.) ha deciso di dedicare al conflitto in Medio Oriente il primo di una serie di focus sulle aree calde del Mediterraneo, nel tentativo di mettere a fuoco i fattori storici, politici, economici, sociali e religiosi che hanno finora impedito una soluzione dell’irrisolto scontro su una terra forse “troppo promessa” come l’ha definita uno dei protagonisti dei negoziati di pace sponsorizzati negli ultimi 20 anni dagli Stati Uniti, Aaron David Miller.

Senza avere l’ambizione di dare un quadro esaustivo della guerra più dibattuta degli ultimi 60 anni, speriamo di fornire ai lettori almeno gli strumenti per orientarsi in un conflitto fra opposti nazionalismi, popoli, religioni che non può lasciare indifferenti chi vive dall’altra parte del mare.

Aspettiamo i vostri commenti e vi auguriamo buona lettura!

La Redazione di O.Me.R.O.

Tra violazioni e abusi, lo stallo del processo di pace

Colloquio con la sociologa palestinese Samira Al Sakka 60 anni dopo la Nakba

di Enrico La Rosa

E’ il sessantesimo anniversario della nascita d’Israele. Meglio sarebbe dire che è il sessantesimo anno di guerra in Palestina. Sembrerebbe più appropriato parlare di sessant’anni di conflitto. Della mancata attuazione della volontà della comunità internazionale e delle direttive delle Nazioni Unite. Del pretesto di cui si è avvalso il giovane stato d’Israele per espandersi sempre più, passando dal misero 6% delle terre palestinesi in suo possesso alle dimensioni attuali, dopo avere aumentato di un terzo il territorio che gli era stato assegnato. Della mai smentita costruzione di ordigni nucleari israeliani, quelle armi di distruzione di massa il cui solo sospetto di possesso è stato sufficiente allo sconquassamento di interi Stati e alla minaccia di fare altrettanto con altri. Dell’esilio inflitto a centinaia di migliaia di Palestinesi, cui è vietato il ritorno in patria, per non turbare l’equilibrio demografico esistente fra le due popolazioni. Dello stato Palestinese, mai nato, anzi nato morto, e del quale si sono divise le spoglie l’Egitto e la Giordania, creando le premesse per un interminabile conflitto. Del terrorismo islamico, che nella situazione palestinese affonda pretestuosamente le radici per contrastare l’avanzata del neocolonialismo di tipo economico e finanziario di matrice americana, che non ha potuto evitare che soggetti emergenti, ancora più spregiudicati, cavalcassero l’onda dei flussi della globalizzazione generalizzata e della finta liberalizzazione dei mercati. Di tutto questo abbiamo parlato con la sociologa palestinese Samira Al-Sakka, sociologa palestinese docente all’università di Algeri, dove è dovuta restare in seguito alla chiusura delle frontiere palestinesi. Continua a leggere

Unire le voci di pace

Scrittori “pacifisti” & opinion leader polemici: viaggio nella narrativa arabo-israeliana dopo le polemiche sull’Ospite d’onore della Fiera del Libro di Torino dall’8 al 12 maggio

Si parla ormai da tempo di una “Età dell’oro” della letteratura israeliana, grazie ad autori come David Grossman, Abraham B. Yehoshua, Meir Shalev e Amos Oz, dei quali alla Fiera del libro di Torino verranno presentati gli ultimi romanzi. Scrittori “pacifisti”, che chiedono pubblicamente la creazione di uno Stato palestinese. Eppure, mentre si scopre con piacere nei loro libri una forte necessità di capire e di andare incontro alle ragioni dell’altro, suscitano stupore le loro interviste sul boicottaggio della Fiera. Continua a leggere