Il new look diplomatico di Ankara.

di Agostino Sperandeo – Sembra tornato di gran moda il dibattito sulla Turchia, un paese che, in ragione della sua posizione geografica, venne scelto dagli Stati Uniti nella seconda metà del XX secolo come avamposto strategico da cui proiettare gli interessi americani in Medio Oriente (e oltre). Ma sono ormai lontani i tempi della Guerra Fredda e la passività diplomatica cui i membri dei due schieramenti tacitamente si sottomettevano. Nell’attuale era delle relazioni internazionali, in cui la complessità e la rapidità di evoluzione degli scenari hanno impedito l’affermazione di un ordine globale guidato da un’unica superpotenza, si è invece assistito all’assunzione di uno schema multipolare di governance e, di conseguenza, al debutto di nuove potenze sul palcoscenico internazionale. Continua a leggere

La Turchia dirige la diplomazia mediorientale sulle note del Nabucco

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Non sappiamo quanto tempo ancora ci vorrà perché si firmi la risoluzione del contenzioso diplomatico tra Turchia e Armenia circa la definizione (genocidio? repressione?) della strage armena 1915 operata dall’Impero Ottomano. Senza di essa, la Turchia lo sa bene, non ci sarà posto in Europa per lei. Ultimamente però non sembra curarsene molto. Dopo lo schiaffo ricevuto da Francia e Germania, l’opinione pubblica si è disaffezionata al Vecchio Continente e ha cercato di costruire una sua identità internazionale potenziando il suo ruolo di pedina fondamentale nel gioco diplomatico mediorientale. Riuscendoci con discreta efficacia.

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Nuova svolta nelle relazioni diplomatiche fra Turchia ed Armenia

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Sabato scorso, 10 Ottobre, i rappresentanti di Turchia ed Armenia hanno firmato in Svizzera i protocolli d’intesa per una normalizzazione delle relazioni bilaterali. Tali accordi dispongono che venga riaperta la frontiera turco-armena, che vengano ristabilite relazioni diplomatiche fra i due  Stati e che l’annosa questione del genocidio armeno sia affidata ad una commissione di storici per la sua indagine oggettiva. Continua a leggere

L’estrema destra israeliana si appresta a diventare forza di Governo

benjamin_netanyahuIn Israele si profila la costituzione di un Governo di estrema destra: Lieberman, leader del partito ultra-nazionalista, avrebbe infatti deciso di schierarsi con Benjamin Netanyahu, ex premier a capo del partito conservatore Likud.

La campagna elettorale, per poter legittimare le operazioni contro Hamas a Gaza, ha alimentato la paura e l’insicurezza fra la popolazione israeliana favorendo coloro che meglio sono riusciti a soddisfare l’esigenza di sicurezza di quella parte del Paese che si sente minacciata. Ma quando c’è un appiattimento delle forze politiche sui programmi incentrati sull’uso della forza e sull’intransigenza, a trarne vantaggio è chi più degli altri usa un tono minaccioso ed una retorica violenta. Continua a leggere

Rassegna Stampa Geopolitica – Conseguenze della Crisi di Gaza

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Livni - Netanyahu

In questa Rassegna Stampa sono stati inseriti gli articoli più rilevanti secondo l’opinione della Redazione di O.Me.R.O. relativi alle conseguenze che la Crisi di Gaza comporterà in Medio Oriente e l’ influenza sulle elezioni politiche israeliane del 10 Febbraio 2009.

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Elezioni Israele: nuovi possibili scenari

Riduzione confine Striscia di GazaUn conflitto mai chiuso, scene che si ripetono e telespettatori distratti, senza più voglia di capire, pensando di aver capito già tutto e che non ci sia niente di nuovo rispetto a tutte le altre volte nelle quali si sentiva parlare del “conflitto israelo-palestinese”. Sempre le stesse immagini, sempre le stesse ragioni, che non stanno né di qua né di là, semplicemente c’è chi parteggia per gli uni e chi per gli altri. E di solito nella vita accade che tra i due estremi la verità vada cercata nel mezzo, ma nel caso presente non è esattamente così.

In vista delle elezioni israeliane del prossimo 10 febbraio, si analizzano i futuri possibili scenari. Continua a leggere

L’Urss e Israele

Copertina "perchè Stalin creò Israele"Calcoli strategici, legami ideologici, scambio di informazioni tra i servizi segreti e, soprattutto, un appoggio al sionismo con una precisa funzione antioccidentale: è fitta la trama di interessi che indussero il leader sovietico Iosif Stalin ad appoggiare la nascita dello Stato ebraico, come racconta il saggio “Perché Stalin creò Israele”, del giornalista e storico russo Leonid Mlecin (Sandro Teti Editore, 215 pagg., 17 Euro). Continua a leggere