Israele & Palestina, 60 anni dopo

La Palestina tra il 1947 e il 1949

Fervono i preparativi in Israele per le celebrazioni del sessantesimo anniversario della proclamazione il 14 maggio 1948 dello Stato d’Israele, mentre non si vedono spiragli alla gravissima crisi umanitaria in cui è piombata la Striscia di Gaza e al collasso provocato dal Muro in Cisgiordania dell’economia palestinese, resa già peraltro fragilissima dalla corruzione dei leader e dalla struttura clanica della società palestinese. L’atto costitutivo dello Stato ebraico recitava nel 1948 “fondato sulla giustizia e sulla pace, come predetto dai profeti”. Ma di quale pace si può parlare 60 anni dopo la Nakba, “la Catastrofe” come viene ricordata dai palestinesi quella ricorrenza? L’Osservatorio Mediterraneo di Ricerca Operativa (O.Me.R.O.) ha deciso di dedicare al conflitto in Medio Oriente il primo di una serie di focus sulle aree calde del Mediterraneo, nel tentativo di mettere a fuoco i fattori storici, politici, economici, sociali e religiosi che hanno finora impedito una soluzione dell’irrisolto scontro su una terra forse “troppo promessa” come l’ha definita uno dei protagonisti dei negoziati di pace sponsorizzati negli ultimi 20 anni dagli Stati Uniti, Aaron David Miller.

Senza avere l’ambizione di dare un quadro esaustivo della guerra più dibattuta degli ultimi 60 anni, speriamo di fornire ai lettori almeno gli strumenti per orientarsi in un conflitto fra opposti nazionalismi, popoli, religioni che non può lasciare indifferenti chi vive dall’altra parte del mare.

Aspettiamo i vostri commenti e vi auguriamo buona lettura!

La Redazione di O.Me.R.O.

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Tra violazioni e abusi, lo stallo del processo di pace

Colloquio con la sociologa palestinese Samira Al Sakka 60 anni dopo la Nakba

di Enrico La Rosa

E’ il sessantesimo anniversario della nascita d’Israele. Meglio sarebbe dire che è il sessantesimo anno di guerra in Palestina. Sembrerebbe più appropriato parlare di sessant’anni di conflitto. Della mancata attuazione della volontà della comunità internazionale e delle direttive delle Nazioni Unite. Del pretesto di cui si è avvalso il giovane stato d’Israele per espandersi sempre più, passando dal misero 6% delle terre palestinesi in suo possesso alle dimensioni attuali, dopo avere aumentato di un terzo il territorio che gli era stato assegnato. Della mai smentita costruzione di ordigni nucleari israeliani, quelle armi di distruzione di massa il cui solo sospetto di possesso è stato sufficiente allo sconquassamento di interi Stati e alla minaccia di fare altrettanto con altri. Dell’esilio inflitto a centinaia di migliaia di Palestinesi, cui è vietato il ritorno in patria, per non turbare l’equilibrio demografico esistente fra le due popolazioni. Dello stato Palestinese, mai nato, anzi nato morto, e del quale si sono divise le spoglie l’Egitto e la Giordania, creando le premesse per un interminabile conflitto. Del terrorismo islamico, che nella situazione palestinese affonda pretestuosamente le radici per contrastare l’avanzata del neocolonialismo di tipo economico e finanziario di matrice americana, che non ha potuto evitare che soggetti emergenti, ancora più spregiudicati, cavalcassero l’onda dei flussi della globalizzazione generalizzata e della finta liberalizzazione dei mercati. Di tutto questo abbiamo parlato con la sociologa palestinese Samira Al-Sakka, sociologa palestinese docente all’università di Algeri, dove è dovuta restare in seguito alla chiusura delle frontiere palestinesi. Continua a leggere

Unire le voci di pace

Scrittori “pacifisti” & opinion leader polemici: viaggio nella narrativa arabo-israeliana dopo le polemiche sull’Ospite d’onore della Fiera del Libro di Torino dall’8 al 12 maggio

Si parla ormai da tempo di una “Età dell’oro” della letteratura israeliana, grazie ad autori come David Grossman, Abraham B. Yehoshua, Meir Shalev e Amos Oz, dei quali alla Fiera del libro di Torino verranno presentati gli ultimi romanzi. Scrittori “pacifisti”, che chiedono pubblicamente la creazione di uno Stato palestinese. Eppure, mentre si scopre con piacere nei loro libri una forte necessità di capire e di andare incontro alle ragioni dell’altro, suscitano stupore le loro interviste sul boicottaggio della Fiera. Continua a leggere

14 maggio 1948, dibattito aperto fra gli storici

Lo stato di Israele nasce ufficialmente il 14 Maggio 1948. La situazione geopolitica nell’area della Palestina era particolarmente complessa. L’intero Medio Oriente stava attraversando la difficile fase della decolonizzazione: i mandati di Francia e Gran Bretagna stavano per scadere e gli Stati arabi erano alla ricerca di una leadership regionale. Negli anni ’20 e ’30 , incentivati dalla dichiarazione Balfour ed organizzati dal Movimento Sionista, erano iniziate le prime migrazioni di coloni ebrei verso la Palestina, allora sotto Mandato britannico.1 Le reazioni della popolazione araba alla massiccia immigrazione ed al conseguente sbilanciamento della composizione etnica regionale furono immediate. Scoppiarono rivolte sanguinose, talvolta incoraggiate perfino dal Gran Muftì di Gerusalemme, Al Hussaini2. Figura controversa, egli rappresentava per gli arabi l’unica autorità politico-religiosa presente sul territorio che potesse tener testa alle autorità coloniali. È assai influente non solo per la sua autorevolezza, ma anche perché gestisce personalmente il Waqf di Gerusalemme, divenuto un importantissimo centro economico. Continua a leggere

Bomba demografica


Lo scenario del Medio Oriente viene generalmente rappresentato con gli stereotipi della militarizzazione del conflitto, con ripetuti tentativi da parte dei politici di porre un freno alle violenze sia degli israeliani che dei palestinesi o infine con tavole rotonde con attori locali e internazionali impegnati nella ricerca della pace. Eppure è necessaria una diversa lettura dei problemi principali della terra posta fra il fiume Giordano e il Mediterraneo (clicca qui per la cartina ad alta risoluzione). Continua a leggere