Un avvincente trailer


traversate-thierry-fabreEdito in Francia nel 2001 da Actes Sud e Arles Cedes, «Traversate» di Thierry Fabre (Ed. Mesogea, 265 pagg., 15,90 Euro) ha il dinamismo di un trailer, una sequenza di immagini sorprendenti per il realismo delle situazioni…Un trailer, un susseguirsi di inquadrature che sembrano scollegate, di situazioni scorrelate, di voci incomprensibili, di luoghi sconosciuti.

Un trailer che si rispetti trasmette i caratteri del film. «Traversate» è un invito ai lettori, un “prossimamente sui nostri scherni” l’equivalente del modo mediterraneo di essere nel mondo che l’autore sapientemente tratteggia.

Fabre non è uno storico, e pertanto non si avventura nell’ennesima retrospettiva. La sua attitudine sembra, piuttosto, quella dell’antropologo, che punta il microscopio sull’uomo e ne analizza le abitudini consolidate, l’ambiente in cui vive, lo scenario che ha saputo edificare nei millenni.

Da mediterraneista convinto, come sanno essere solo i Francesi, i meno mediterranei tra i Mediterranei, ci regala una cartuccia di diapositive dalle quali traspaiono, prorompenti, le caratteristiche delle persone che da millenni affidano destini, speranze e fortune al grande mare. Caratteristiche che consolidano il forte legame delle genti rivierasche e l’identico modo di intendere l’esistenza.

Ci parla di un viaggio compiuto nelle città di Tunisi, Tangeri, Barcellona, Marsiglia, Palermo, Atene, Alessandria, Beirut e Istanbul. Che il viaggio ci sia stato o no, che le situazioni – talvolta forzate e funzionali – siano reali ovvero immaginarie, il mosaico che compone è realistico nei contenuti e nelle descrizioni, tanto da dare al lettore l’impressione di percepire gli intensi odori, di sentire il vocìo delle strade, dei locali e dei mercati, di essere abbagliato dalla luce intensa della scenografia mediterranea. Ci fa vibrare insieme a lui l’emozione provata presso la Zitouna di Tunisi, pervaso dalla misticità della preghiera del crepuscolo. Oppure colpito dalla vitalità della Medina della stessa città. O stordito dal mistero di Tangeri, città dove l’oceano si lascia invadere dal mare interno, posto unico, dove tutto finisce e tutto può ricominciare. O sorpreso dall’impronta americana dell’opulenta Barcellona. Ci spiega la doppiezza di Marsiglia, fulcro di due poli indissolubili, la Provenza di terra e la Provenza di mare, città del commercio, regina dello scambio, Marsiglia porto del Sud, Marsiglia paura del Sud. Marsiglia città aperta, che nel Mediterraneo ritrova la sua unità e può recuperare lo slancio intorpidito. Riflessioni sull’immobilismo di Palermo, sulle conseguenze sociali dei recenti eccidi eccellenti. Eppure una straordinaria umanità vitale, «un’immensa fame di vita, un gusto di vivere che mi carica di energia a fronte di un universo nordico stanco di se stesso, spossato dalla ricerca perduta dell’efficienza. … A Ballarò, le mercanzie non sono cose. Appartengono alla vita». E, infine, la sorprendente scoperta dello stile arabo-normanno, esclusivo di Palermo, che trova il suo trionfo nella Cappella Palatina «fusione tra cielo e terra, tra arte latina, espressione bizantina e arabesco islamico. In un solo posto si concentra quasi tutta la storia del Mediterraneo. Una cappella cristiana, con mosaici bizantini, decorata da artigiani musulmani!». E Atene che, da città a misura d’uomo, i profughi venuti dall’Asia Minore e guerre militari e civili hanno trasformato in cantiere di costruzione-distruzione: dalla città idilliaca alla città promessa, dalla città in cantiere alla città inghiottita. Ma anche la scoperta di «quel dolore tenuto lontano dal piacere di cantare insieme…la forza della condivisione, quell’attimo sospeso che annulla la gravità delle cose e dà slancio vitale, fiducia nel mondo». Riflessioni sul grande senso di ospitalità degli Alessandrini, per i quali – tuttavia – rimani sempre straniero. Chiaroscuri e contrasti tra le reticenze a sentirsi mediterraneo dell’Egitto arabo-musulmano e la quotidianità di un Mediterraneo vivo e vissuto, un modo mediterraneo di essere nel mondo che s’incontra continuamente e si riconosce senza ombra di dubbio nell’Alessandria moderna, fatta di restaurata continuità e di riconquistata omogeneità. Chiudono la carrellata due intensi capitoli su Beirut e su Istanbul, due città-ponte, due forti affreschi di città speciali.

L’ultimo capitolo, le considerazioni conclusive, fa storia a se, scollegato dal contesto, di cui è mirabile sintesi, è un’Ode al Mediterraneo, di cui Fabre spera che sia prossimo il Risorgimento. In alcuni passaggi la prosa cede il passo alla poesia, e si può gustare qualche rigo di intensa lirica.

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