“Parlamento del Mediterraneo: la parola ai cittadini e non ai governi”


Intervista con l’ex senatore Learco Saporito, tra i fondatori dell’APM

Un’istituzione “che parte dal basso”, dai “rappresentanti dei popoli” del Mediterraneo e non dai loro governi. È questa la visione che ha dato vita all’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, spiega in un colloquio con O.Me.R.O. l’ex senatore Learco Saporito, 72 anni, giurista e tra i fondatori dell’APM. Finanziato dai vari Parlamenti, l’organismo nato ufficialmente nel 2006 per potenziare il dialogo e la cooperazione politica tra i paesi del Bacino ha sede a Malta e raduna le delegazioni dei 25 Paesi affacciati sul Mediterraneo ed in più Giordania, Macedonia e Portogallo. Esso è “espressione dei cittadini” e non delle maggioranze al potere: questa, aggiunge l’ex parlamentare di AN, è il valore aggiunto rispetto all’Unione per il Mediterraneo nata lo scorso luglio su impulso del presidente francese Nicolas Sarkozy. E mentre fervono i preparativi per la prima Giornata del Mediterraneo, il prossimo 21 marzo, i delegati preparano una visita in Italia, durante la quale saranno ricevuti in Parlamento e in Vaticano, ed una giornata con i leader delle religioni ad Assisi.

logo-apm1

 

Com’è nata l’Apm? “Dagli anni ’80 si parlava all’interno dell’Unione interparlamentare di istituire un organismo che riunisse i rappresentanti dei Paesi mediterranei. Tra il 2001 e il 2002, nell’ambito di una Commissione che si occupava di Economia e sviluppo, si pensò di rendere autonomo il nucleo dell’area Mediterranea. Se ne discusse a lungo tra i Paesi più lungimiranti, come Tunisia, Italia, Francia, Marocco, Egitto. Io stesso partecipai a vari incontri. Poi, tre anni fa, dopo un incontro a Napoli ed una conferenza ad Amman, si decise di trasformare la Commissione creata all’interno dell’Unione interparlamentare in un’Assemblea parlamentare del Mediterraneo”.


Con tante istituzioni sovra-nazionali, che bisogno c’è di un nuovo organismo? “Hanno obiettivi e raggio d’azione diversi: l’Euromed comprende Paesi dell’Europa centrale e solo alcuni del Mediterraneo; l’UpM di Sarkozy è espressione dei governi e lavora soprattutto sul rafforzamento dei vincoli economici e commerciali. L’ApM ha il valore aggiunto di riunire esclusivamente i Parlamenti ed è divisa in tre Commissioni: cooperazione politica e sicurezza, cooperazione economica, sociale e ambientale e la terza per il dialogo tra civiltà e diritti umani. Il tutto portando avanti delle importanti campagne per la gestione dell’immigrazione, la prevenzione del terrorismo, le pari opportunità per le donne nei vari Paesi.


Che valore aggiunto ha questo organismo rispetto agli altri? I delegati sono in carica come rappresentanti del popolo e sono in grado di parlare con chiunque: i parlamentari possono elaborare proposte che non riguardano interessi nazionali, non devono rispondere alle lobby interne.


Qual è l’incisività su conflitti regionali come, ad esempio, quello arabo-israeliano? È un foro di discussione che raduna tutti i protagonisti: israeliani e palestinesi, greci e turchi. Si elabora una visione del mondo non legata al passato ma proiettata verso il futuro, verso la formazione delle giovani generazioni, come dimostra anche l’istituzione della Giornata del Mediterraneo e lo sforzo di creazione di un’Università del Mediterraneo e di un Centro di Alti studi come luoghi di incontro e di dialogo fra le culture e le religioni monoteiste.


Che risultati concreti hanno ottenuto finora i lavori dell’Assemblea? Il nostro obiettivo è dare a questo organismo quella autonomia che possa far decollare l’intera area del Mediterraneo, dai flussi dell’immigrazione alla gestione di una grande area di scambio culturale e commerciale. Riteniamo che, come rappresentanti del popolo democraticamente eletti, i parlamentari abbiano una maggiore propensione ad arrivare a delle intese rispetto ai governi. In questo, lavoriamo sulla scia dell’Unione interparlamentare attraverso le nostre delegazioni (formate da tre a cinque membri ciascuna) e attraverso i gruppi di amicizia.


Qual è la vostra visione del futuro del Mare NostrumL’obiettivo di fondo è elaborare una politica mediterranea diversa rispetto a quello che si è fatto finora. Pensiamo a un’area di 450 milioni di abitanti, un’area geografica, sociale economica e politica di interesse strategico: dovremmo metterci insieme per risolvere problemi comuni a cominciare dalla gestione dell’immigrazione. Operiamo per la pace e per il superamento delle logiche neo-coloniali.

 


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: