Energia: Gazprom ed Eni sul petrolio libico


di Mario Caiazzo – Energia, l’Eni punta la Libia. La società italiana siederà al tavolo delle trattative insieme a Gazprom e all’ente libico per l’energia National oil corporation (Noc) per discutere di progetti congiunti. La notizia è stata resa nota dai vertici della compagnia russa. Il colosso del metano ha annunciato il raggiungimento di un’intesa nel corso del pomeriggio del 31 ottobre a Mosca. Il patto è stato siglato nel corso dei colloqui svoltisi al Cremlino fra il numero uno di Gazprom Aleksei Miller e il capo di Noc Shukri Mohammed Ganiem, che ha accompagnato il colonnello Muammar Gheddafi nella sua visita ufficiale in Russia.

Il quotidiano Kommersant, nel dare notizia dell’incontro, ha ricordato che un anno fa l’accordo Eni-Gazprom aveva previsto la vendita del 33% del giacimento di gas e petrolio libico di Elephant, controllato dal gruppo italiano. Il patto rientrava nel quadro degli accordi di partnership strategica tra le compagnie italiana e russa. Gazprom, insomma, punta ad ottenere il controllo del maggior numero di giacimenti di idrocarburi delle regioni nordafricane. La nuova mossa dell’azienda leader per l’estrazione di gas metano conferma gli interessi del colosso russo. Dopo l’Algeria, Mosca fa rotta su Tripoli. Il Cremlino, d’altronde, sa di poter contare su mezzi sia economici che diplomatici.

Certo è che l’Europa risulterà accerchiata dalla rete di condotte proveniente dagli Urali. Bruxelles, insomma, rischia di trovarsi con il cappio del Cremlino legato al collo. L’indipendenza energetica del vecchio continente assume i tratti di un miraggio del deserto. La traversata si fa lunga e le uniche oasi alle quali appigliarsi sono rappresentate dai giacimenti del Mare del Nord, gocce incapaci di soddisfare la sete di petrolio e gas delle industrie europee. Mosca pare averlo capito, muovendosi d’anticipo anche nelle regioni dell’Africa settentrionale da sempre legate a potenze europee. Ma l’inversione di tendenza, con annesso cambio di bandiera, pare prossima con il risultato che la Russia, dopo anni di tentativi falliti metterà piede nel Mediterraneo.

L’Italia, almeno a parole, non resterà a guardare: l’interesse nei confronti delle risorse libiche sono confermate dagli stessi vertici dell’Eni. Il cane a sei zampe vede nella Libia un potenziale partner con il quale raggiungere un’intesa circa la realizzazione di progetti energetici comuni. Il Belpaese, d’altro canto, necessita di un copioso e costante gettito di risorse energetiche fintanto che proseguirà la nostra dipendenza dall’oro nero. Ed è per questo che l’Italia rischia di vedersi coinvolta nella battaglia diplomatica per l’approvvigionamento energetico: Roma deve cercare di giocare d’anticipo, evitando di rimanere impigliata nella tela tessuta dal Cremlino.

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2 Risposte

  1. Hai ragione. Qui in Spagna i russi stanno mettendo anche le mani su Repsol… penso che dai tempi di Schoreder la Russia con l’energia sta ottenendo sempre cio che vuole. Sogno un futuro verde e rinnovabile

  2. Scusatemi, ma ve lo devo dire: tutti questi commenti sul “cappio” russo mi fanno proprio ridere…

    Intanto, sono 60 anni che per gli idrocarburi siamo sotto il “cappio” saudita, iraniano e, perchè no, americano. In secondo luogo, il petrolio è una commodity, quindi qualcosa che non si decide di vendere o meno come delle turbine, delle navi, o qualsiasi altra commessa industriale. A meno di rimanere senza il relativo gettito (e quindi affamarsi da soli) i produttori lo DEVONO vendere, e il resto lo fa il mercato.

    Ma soprattutto: possibile che nessuno di quelli che sposano queste teorie del complotto si sia mai fermato a pensare a come, esattamente, i Sovietici ai bei tempi si procurassero i dollari con cui pagare il grano americano e canadese, o i macchinari tedeschi o italiani etc.?
    Beh signori, lo facevano vendendo il loro petrolio. All’Occidente. E in 70 anni, dai tempi di Baffone fino a quelli di Putin, non c’è mai stata una singola istanza di interruzione di forniture di idrocarburi fino a che un’amministrazione americana piena di arteriosclerotici ex-guerra fredda, con il supporto di un governo polacco revanchista, non ha pensato bene di supportare una “rivoluzione” in Ucraina…

    E lasciamo perdere poi la purezza intellettuale di chi, definitosi “liberale”, pretende di invadere i mercati russi con le proprie merci, ma si scandalizza quando loro cercano di fare la stessa cosa da noi…

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