Nucleare civile, energia ed ambiente – La Francia alla guida del nuovo corso


di Enrico La Rosa

Dal 1° luglio l’Unione europea è entrata nel semestre a guida francese. Il presidente Nicolas Sarkozy va ripetendo da mesi le priorità con le quali vorrebbe marcare il semestre: la sfida climatica ed ambientale, il “Patto per l’immigrazione” e la politica di sicurezza e di difesa. Verificheremo nei prossimi mesi lo stato d’attuazione di tali propositi. Ci premi qui ed ora affrontare un ulteriore aspetto della politica d’Oltralpe: le strategie allo studio per il prolungamento delle capacità nel campo del nucleare civile.

Il sodalizio franco-italiano nel rispettivo ruolo di produttore ed esclusivo consumatore ha portato all’immobilismo i due Paesi, oggi entrambi in forte ritardo nello sviluppo delle fonti di energia alternative e rinnovabili. A casa nostra si pensa di correre ai ripari ripristinando le vecchie centrali a suo tempo dismesse e creandone “per legge” di nuove nel più breve tempo possibile. Ma la scienza, che non può essere mutata per effetto delle leggi del governo italiano, dice che prima del 2030 non si potrà riuscire ad avere nuove centrali, di terza o quarta generazione che siano; quanto poi alla sicurezza degli impianti, ci sembra che si vogliano ignorare le affermazioni di quegli autorevoli esperti in materia, secondo i quali il “nucleare sicuro” è semplicemente un ossimoro. Scienziati che, pur non essendo le voci ufficiali che il ministro Maroni e l’attuale esecutivo prediligono, sono sicuramente più esperti dei firmatari nostrani del Disegno di Legge n. 3407, avente ad oggetto la rimessa in servizio da parte dell’ENEL delle centrali esistenti sul territorio italiano e la loro piena operatività nel termine di tre anni. Per come ne riferisce il Movimento antinucleare pacifista NOSCORIE TRISAIA sul website http://www.uonna.it/nucleare-ritorno.htm (visione del 18.06.2008) sembrerebbe trattarsi niente di meno che di un dirigente INPS di Agrigento condannato a 1 anno e 6 mesi (non ne viene riportato il motivo), di un dirigente (?) della provincia di Ascoli Piceno, di un avvocato di Santeramo in Colle indagato in base a 21 capi d’imputazione, tra cui l’abuso d’ufficio, di un geologo di Cosenza, di un pensionato di Catania, di un docente “ordinario” di Lametia Terme, di un assicuratore di Casale Litta, del direttore di un’azienda ospedaliera di Vallelunga Pratameno, di un funzionario a riposo della regione sarda, di un medico di Lecce e di un non meglio precisato “imprenditore” di Martina Franca.

Al di là delle Alpi, al solito, si è più pragmatici e razionali. Si ha coscienza delle esigue scorte di uranio. Si pensi che le scorte francesi di questo preziosissimo minerale sono ormai esaurite. Oggi la Francia importa il 100% dell’uranio che usa, sfruttando vecchie testate nucleari sovietiche dismesse, finché dureranno, e le risorse di Paesi come il Niger. Ma la situazione è ormai drammatica. La produzione mineraria mondiale copre solo il 60% del fabbisogno attuale, ma sarà sempre più insufficiente, considerati i vigorosi programmi in corso nel campo del nucleare civile. Le centrali in esercizio sono 438, di cui 59 (il 13,5%) nella sola Francia. Per quanto concerne i programmi in corso, la costruzione di nuove centrali ha subito un forte rallentamento nei Paesi industrializzati (appena 5 sulle 35 attualmente in costruzione). Ma, per quanto riguarda i piani futuri, risulterebbe che negli USA le società elettriche stiano per chiedere autorizzazioni per oltre 30 nuovi reattori; che la Cina abbia programmato 29 reattori nei prossimi 15 anni e la Russia 15; che più di 40 Paesi in via di sviluppo vogliano centrali atomiche, quasi tutti i Paesi arabi e la Turchia.

I problemi legati all’approvvigionamento del minerale non sono pochi, vista la concorrenza. Non bastasse, le centrali nucleari francesi sono vecchie e si porrà a breve la necessità dello smantellamento e della bonifica dei siti. I costi previsti per queste operazioni, di per sé improduttive, sono enormi. Si sta riflettendo se sia conveniente impegnare ulteriori enormi risorse necessarie per la ricostruzione di centrali in assenza della certezza dell’approvvigionamento del minerale. L’origine della crisi nella pur brillante esperienza nucleare francese ha inizio con il costoso fallimento del reattore a neutroni veloci “Superphénix”, destinato a risolvere tutti i problemi di scarsità di uranio fissile producendo combustibile a partire da una forma di uranio non fissile e abbondante (vd. Bardi U., “Il bidone nucleare” 07.10.2007, su http://aspoitalia.blogspot.com/2008/07/il-bidone-nucleare.html, visione del 18.06.2008).

Si ha la percezione che oggi prevalga la generale coscienza che il nucleare si possa continuare a programmarlo solo in cooperazione tecnica internazionale. Ed è questo il contesto che vede l’ultima significativa svolta nella tecnologia delle centrali nucleari. Protagonista – ancora una volta – la Francia. Il Paese è pronto ad ospitare il primo reattore nucleare a fusione della storia. Sarà costruito a Caradache in un quadro di cooperazione internazionale che vede in prima fila Cina, Europa, Giappone, Russia, Sud Corea ed USA. In altre parole, tutto il mondo tecnologicamente più avanzato. Il progetto si chiama International Thermonuclear Experimental Reactor (ITER) e prevede la costruzione di un reattore nucleare sperimentale basato sulla “fusione nucleare”, ossia sullo stesso processo presente nelle stelle, con diversi vantaggi rispetto alla “fissione dell’atomo”, su cui si basano le centrali esistenti o in costruzione: è inesauribile, non utilizza uranio, è più sicura e non produce grandi quantità di scorie radioattive (www.ecoage.it/nucleare-fusione-francia, del 30.06.05, visione del 18.06.08).

Crediamo, in tutta onestà, che qualcosa ci sia sfuggita. A fronte di tanti pregi, non siamo riusciti a trovare alcuna riserva o controindicazione. Possibile? E se così non fosse, dov’è il trucco?

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Una Risposta

  1. A volte mi chiedo se la verità non ci venga nascosta proprio sotto il naso. Che non si tratti infatti del semplice business dell’ingegneria nucleare? Che alla fine non torni fin troppo comodo e per fin troppe ragione lanciare il nostro paese verso piani ventennali per costruire centrali nucleari? Sarà forse una risposta troppo semplicistica, ma spesso mi vien da pensare che del resto non siam governati da dei maghi del complotto.
    Scusate se sintetizzo ma ho da studiare un esame di geopolitica di quelli mica da ridere.
    Francia: indiscusso leader europeo del nucleare ha il suo territorio disseminato di centrali nucleari. Oscurantismi a parte, è ovvio che il nucleare non può rappresentare la via d’uscita per i problemi energetici e climatici. D’altra parte il nucleare è un vortice risucchia soldi da cui è mooolto difficile uscire per tutti: scorie, sicurezza impianti, approvvigionamento uranio e soprattutto inesorabile tendenza dei gestori ad andare in rosso perchè non riescono a compensare gli enormi costi di costruzione degli impianti con i soldi ricavati dalle utenze ed i finanziamenti statali (sempre più ridotti all’osso per molte ragioni). L’esempio principe di tale vortice è dato dall’esperienza del nucleare in gran bretagna: fallimento di tutte le compagnie per eccesso di debiti.
    La Francia è un paese testardo ed orgoglioso che non si tirerà certo indietro dalla gloriosa via crucis del nucleare che sino ad oggi s’è sobbarcata col sorriso sulle labbra (del resto, dopo aver fatto con Chirac quei simpatici test negli atolli polinesiani pur non avendo alcun bisogno di possedere bombe atomiche, parrebbe brutto mollar tutto…e allora via, avanti a testa bassa!). La crisi di settore è evidente, ma la posizione monopolistica di cui gode le ha offerto alcune chances importanti: in Niger, (zona di agadez) le compagie francesi hanno a disposizioe ( e qua devo contraddire il vostro illuminatissimo articolo) il secondo giacimento al mondo di uranio dopo quello canadese di Macarthur ( ovviamente strappato con la forza all’economia locale che del resto non avrebbe le tecnologie per estrarlo, in perfetto stile di capitalismo selvaggio insomma). tanto uranio, ben oltre quello che effettivamente serve alle centrali francesi. La soluzione a tutti i mali allora qual è? Agevolarne il trasporto (oggi ancora difficoltoso) in europa e…venderlo! a chi?? chi sarebbe tanto pazzo da lanciarsi oggi in un impresa nucleare? Iran non è il caso, Korea idem…. ah! L’italia! Eh si! Un bel regalino per gli amati-odiati cugini!
    1- Berlusconi ha una pezza da mettere alla questione ambientale: col nucleare risolviamo tutto e riduciamo le emissioni! (tanto la maggioranza degli italiani se la beve)
    2- Berlusconi può dare nuovi appalti in pasto ai suoi amici mafiosi: eh si perchè, e qua parla al caro Enrico La Rosa, secondo lei, chi avrà a suo tempo reperito al nostro govero i nominativi di quei simpatici personaggi cui lei faceva cenno nel suo articolo?? coraggio! l’omertà va abbattuta! eh si! proprio quella cosa la…quella nostra!;) e tutto questo per gli appalti: quel magico meccanismo attraverso il quale da anni le cosche si espandono per lo stivale: gli eterni lavori sulla salerno reggio calabria; l’intero settore agroalimentare destinato ai supermercati; le discariche abusive nascoste ovunque; le case di sabbia al posto del cemento in abruzzo; il progetto per il ponte di messina ( che per tuttti gli ingegneri con un minimo di sale in zucca è palesemente da non costruire ); e via col piano caso e tutte quelle altre cosine che noi nemmeno immaginiamo…a chi fanno fare invece un sacco di soldi? alle nostre mafie! ma maroni non aveva detto che mai nessun governo prima di questo aveva fatto una lotta più efficace alla mafia?!…demagogia!
    3- beh ma mafia a parte, come si fa a far accettare tutto ciò agli italiani? che domande! alla politica dai l’osso perfetto: 20 anni (nelle migliori ipotesi) per scannarsi, ovviamente per finta e di comune accordo ( che scherziamo!), su un polpettone come il nucleare di quelli con cui fai arrivare Vespa al premio per la carriera. E agli italiani….beh quelli non si accorgono nemmeno che stanno ancora pagando fior di miliardi per la passata esperienza nucleare ( quella delle centrali da rimettere in piedi in tre anni così Silvio fa ancora il figo dicendo che ci ha messo pochissimo a far tornare l’Italia al nucleare….sì perchè quelle sono ancora in piedi, e belle grondanti di perdite radioattive che minacciano le falde acquifere come nel lazio )…figurati tanto agli italiani basta fargli venire un po’ di panico da pandemie per un influenza, farli appassionare a processi tanto lunghi quanto inutili tipo cogne, garlasco, vallettopoli e cose così, dirgli che c’è l’esercito per le strade, che non vogliam più rumeni e che il presidente del consiglio va con le escort che già sono saturi e si buttano tra le braccia di maria de filippi….( e non continuo che sennò……grrrrrr!). Insomma, l’Italia è di Berlusconi, delle mafie e di confindustria: va bene Sarkò, lo compriam noi l’uranio!
    E per portarlo su dal niger? no problem, ci pensa sempre silvio: va da quel….di gheddafi, gli chiede scusa….e gli regala, guarda a caso…..un’autostrada!

    Ora è tardi però….ho l’idrogeopolitica da finire di studiare!

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