Un altro punto di vista


1. Il problema rom oggi

Per secoli la figura dello “zingaro” è stata oggetto di diffidenza, persecuzioni o mitizzazioni negative. La negazione della possibilità di un’esistenza diversa ancora ai giorni nostri è alla base di diffidenza e di emarginazione.

Così per i Rom; l’intolleranza verso un popolo che attira su di sé l’indignazione popolare e che è oggetto di accuse, articoli, servizi, sondaggi, trasmissioni televisive ed analisi sociologiche.

In Italia siamo oramai abituati a questi clamori, il caso degli albanesi è ancora fresco, per non dire attuale.

Ma l’intolleranza e l’intransigenza verso i  Rom ha forse motivazioni diverse dagli altri casi, più o meno recenti. La differenza è forse nella peculiarità delle popolazioni Rom, che il grande regista Emir Kustirica ha saputo racchiudere in una frase: “Il solo popolo che non cambia mai e che sfiora quella che noi chiamiamo civiltà senza lasciarsene contaminare”.

Ciò che spaventa di più di queste popolazioni è la mancanza di ethos del consumo, una resistenza alle sollecitazioni del denaro e del consumismo: in loro non c’è, come accade invece nei Paesi ex comunisti che hanno basato tutta la loro transizione sul modello occidentale, brama di omologazione.

La loro arte della sopravvivenza, quel senso di libertà che non li abbandona neanche quando delinquono o mendicano, ci spaventa e ci inquieta.

Eppure l’Italia è il paese con il minore numero di presenze di Rom e Sinti dell’Europa del Sud.

2. Origini della presenza Rom in Italia

Il gruppo dei Rom di più antica presenza è quello dell’Italia centro-meridionale, arrivati verosimilmente da aree balcaniche via mare ed insediatisi in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria fin dal XV secolo. I Sinti, che popolano l’Italia settentrionale (detti Sinti piemontesi, veneti o emiliani a seconda della regione in cui hanno soggiornato di più e di cui hanno fatto proprio il dialetto), sono probabilmente arrivati in Italia a più riprese e in varie epoche dalla Francia e dai paesi di lingua tedesca, dove è ancora forte la loro presenza.

A questi gruppi di antica permanenza in Italia se ne sono aggiunti degli altri: Rom provenienti dalla Slovenia, dalla Romania, dall’Ungheria, dalla Croazia, dalla Macedonia, dalla Bosnia, dal Kosovo, dal Montenegro, che si sono variamente distribuiti su tutto il territorio italiano, come in altri paesi dell’Europa occidentale.

L’immigrazione più recente – e forse numericamente più rilevante – è quella determinata dagli sconvolgimenti politici e dalla guerra nell’ex-Iugoslavia, che hanno condotto numerosi gruppi di zingari bosniaci e, soprattutto, kosovari a lasciare queste aree, dove erano insediati da molto tempo. Al pari di quanto è avvenuto in Italia coi Sinti, i Caminanti, i Rom di antico insediamento, i Rom balcanici avevano fatto propri gli orizzonti culturali delle aree su cui hanno insistito per secoli, contribuendo in modo determinante alla loro definizione.

3. Normativa

Gli Organismi europei richiedono da tempo il riconoscimento e la tutela della minoranza zingara e cospicui fondi del budget comunitario sono destinati alla lotta contro la discriminazione dei Rom.

L’Unione europea fa pressione soprattutto sui nuovi e prossimi membri imponendo una normativa che abolisca la discriminazione dei Rom.

Il 27 novembre 2003 il Consiglio Permanente, ha deciso di adottare un Piano d’azione per migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti mirando a potenziare le iniziative degli Stati e delle competenti istituzioni e strutture  intese ad assicurare che le popolazioni Rom e Sinti siano in grado di svolgere a tutti gli effetti e in condizioni paritarie un ruolo nelle nostre società e ad eliminare la discriminazione nei loro confronti.

Ma, allo stato attuale, in Italia non esiste alcuna norma che preveda e disciplini “l’inclusione” e il “riconoscimento” delle popolazioni Rom nel concetto di “minoranza etnico-linguistica”.

Inoltre, nella minoranza zingara storica la posizione giuridica (secondo il Ministero dell’Interno l’80% dei Rom stanziali sono cittadini italiani) non è riconducibile ed accomunabile a quella degli zingari immigrati, provenienti in massima parte dall’Est Europeo, cosiddetti rifugiati Rom e richiedenti asilo.

Infatti, mentre le popolazioni divenute sedentarie godono di diritti (insegnamento delle lingue nelle scuole dell’obbligo; uso della lingua nell’Amministrazione pubblica; uso della lingua nei media; uso della lingua nella toponomastica ed onomastica locale) le comunità “sprovviste di territorio”, residenti in Italia, sono prive di apposite norme per la reale salvaguardia della loro cultura e lingua.

Ma gli stereotipi zingaro-ladro, zingaro-accattone, sono pregiudizi che è necessario rimuovere prima ancora che con un’opera legislativa, con un’opera di de-costruzione e di ricostruzione delle rappresentazioni di questa realtà, partendo magari da un altro punto di vista che può far meglio comprendere coloro che sono culturalmente così lontani da noi: un interesse senza pregiudizi verso la povertà. Ma non la povertà “per insistere narcisisticamente sugli aspetti più miserabili della vita o per dire che bisogna aiutare questa gente ed essere caritatevoli nei loro confronti, ma per mostrare come esista una cultura della povertà e come anche la vita dei poveri sia culturalmente strutturata”. E.Kusturica

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