L’incontro di Nisida: un resoconto


di Enrico La Rosa

Nisida, 4 giugno 2008. Ore 1142. Il vessillo del Comando della Componente Marittima Alleata (CC-Mar) di Napoli passa – non senza un attimo di esitazione ed un’impercettibile resistenza – dalle mani dell’ammiraglio Roberto Cesaretti a quelle del più giovane collega Maurizio Gemignani, che gli subentra nella guida della componente navale delle forze Nato del sud Europa.

La presenza di OMeRO non è solo frutto del legame tra il suo rappresentante e l’ammiraglio cedente. Trae origine, anche, dalla missione che l’Osservatorio si è imposta all’atto della fondazione: monitorizzazione quotidiana degli avvenimenti del Mediterraneo, studio ed analisi dell’evoluzione umana, sociale, politica, economica al suo interno, correlazione con i cicli della storia ed estrazione di previsioni sulle possibili future evoluzioni. Niente di diverso dalla “antropogeopolitica”, disciplina composita, fiore all’occhiello dell’attività di OMeRO. Ed OMeRO non poteva mancare in una simile occasione, in questo specchio d’acqua dal quale si è ripreso a dirigere le operazioni navali che assicurano la sicurezza all’interno del Mare Nostrum. La sede del CC-Mar è ad una manciata di miglia da Miseno, nel cui porto aveva la propria sede il comando della flotta Pretoria, quella che garantiva a Roma il dominio incontrastato del Mediterraneo. A partire dal 2001, a seguito dell’attentato alle torri gemelle, questa continua azione di controllo e sorveglianza viene eseguita dalle forze navali della Nato attraverso l’operazione permanente denominata “Active Endeavour”, che ha quale missione il contrasto della minaccia terroristica nelle acque internazionali del Mediterraneo ed è diretta dal Comando (italiano) della Componente Marittima delle Forze Alleate. Vi partecipa un numero sempre crescente di Paesi, per il progressivo coinvolgimento di Paesi non-Nato, oggi Russia, Ucraina, Israele ed Albania, che hanno accettato di fornire supporto mediante lo scambio di informazioni e con l’apporto di proprie navi. L’operazione è anche esemplare dimostrazione di concorso sinergico della Marina americana che rende disponibili le elaborazioni dello MSSIS (Maritime Safety and Security Information System), sistema in grado di fornire in tempo reale ogni eventuale comportamento sospetto delle 7.000 navi in movimento ogni giorno nel Mediterraneo; della Marina italiana con il suo “Dispositivo integrato di Sorveglianza marittima”, comprendente i dati forniti da navi, aerei, elicotteri, rete radar costiera, il tutto convogliato nella Virtual Regional Maritime Traffic Centre (V-RMTC) rete virtuale che collega le centrali operative delle Marine aderenti all’iniziativa della Guardia Costiera italiana, che concorre con i propri sistemi AIS (Automatic Identification System) e VTS (Vessel Traffic Service).

Nisida come Miseno, le marine mediterranee (e non) insieme, a ricostituire quella romana di 2000 anni fa. Compiti, funzioni, scopi, potere marittimo. Il tutto nella cornice di quello splendido e spesso incompreso o abusato connubio di efficienza e passione, di follia e filosofia, bellezza, solarità e marineria che risponde al nome di Napoli. Napoli, il centro geografico e la sintesi di questo Mediterraneo tanto vitale, ma altrettanto in declino, marginalizzato dalle forti spinte dell’omologazione mondiale.

I regimi tramonteranno, il potere passerà di mano, le cornici etica e sociale muteranno profondamente, ma Napoli continuerà ad essere il simbolo rappresentativo della mediterraneità, dei suoi aspetti umani ed esistenziali, ma anche di quelli eternamente preoccupanti.

 

Website «www.marina.difesa.it/vrmtc/2007/it/vrmtcit.asp»
Albania, Cipro, Croazia, Francia, Giordania, Grecia, Israele, Italia, Malta, Montenegro, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Turchia, Stati Uniti.    

 

 

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