Distanza fra leadership e cittadini sul conflitto arabo-israeliano: il caso dell’Algeria di Enrico La Rosa


Sui rapporti con Israele molti indizi sembrerebbero dimostrare che in questo momento i leader politici di alcuni Paesi arabi siano più rigidi ed arroccati sulle loro posizioni di quanto non avvenga all’interno delle rispettive opinioni pubbliche, come se la politica fosse incapace di recepire la voglia di pace delle popolazioni. E’ singolare, in proposito, l’esperienza vissuta da alcuni giornalisti algerini qualche anno fa. 

Prima della deriva causata dalle Torri Gemelle, a seguito degli accordi di Oslo, sembrava che il processo di pace potesse compiere sensibili progressi. Quasi tutti gli Stati arabi avevano accettato in linea di principio la “normalizzazione” dei rapporti con Israele, anche se i tempi non erano ancora maturi per dichiararlo apertamente. In questo contesto il ministero degli Affari esteri israeliano invitò un gruppo di giornalisti algerini a visitare il Paese, un viaggio le cui basi erano state poste nel dicembre 2000 in occasione di un incontro bilaterale tenutosi a Washington. L’atteggiamento del presidente Bouteflika, appena eletto, che strinse calorosamente la mano a Barak durante il funerale di Hassan II del Marocco esprimendo l’auspicio che l’Algeria ed Israele “sviluppassero un partenariato esemplare” sembrava incoraggiare l’accettazione della visita.

 

E fu così che sette donne e tre uomini partirono per Israele. Tra loro c’era una docente di diritto e sette giornalisti, tra cui la nota Dalina Baya Gacemi, già giornalista del francese “l’Express” ed autrice di diversi saggi, che ci ha raccontato questa storia. Il rientro in patria fu catastrofico: “La cosa più sorprendente è stata la reazione delle autorità algerine, a cominciare dal presidente Bouteflika. In visita ufficiale in Tunisia, dichiarò al Parlamento di quel Paese: ‘Questi giornalisti sono traditori del loro Paese, della loro cultura e dei loro antenati. Occorre che il popolo si pronunci sulle sanzioni da infliggere loro’. A quel punto i leader della coalizione governativa, con l’appoggio di Hamas, hanno scatenato in Algeria una campagna mediatica contro di noi. Una campagna che ha registrato anche insulti di tipo maschilista, soprattutto contro di me. Il giornale Saout El Ahrar, organo del FLN, l’ex partito unico, ha pubblicato articoli gravissimi contro di me, con la mia foto, dove si parlava di me come di una donnaccia. Al ritorno ho sporto denuncia per diffamazione, ma purtroppo i miei colleghi non mi hanno affiancata e mi sono ritrovata da sola in tribunale. Ovviamente i giudici hanno dato ragione al giornale”.

 

Ed eravamo in un periodo in cui il processo di pacificazione stava facendo progressi…

Poi scoppiò il settembre 2001.

Quanto tempo impiegheranno ancora i governi prima di recepire la voglia di pace e di “normalizzazione” dei rispettivi cittadini?

Annunci

Una Risposta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: