14 maggio 1948, dibattito aperto fra gli storici


Lo stato di Israele nasce ufficialmente il 14 Maggio 1948. La situazione geopolitica nell’area della Palestina era particolarmente complessa. L’intero Medio Oriente stava attraversando la difficile fase della decolonizzazione: i mandati di Francia e Gran Bretagna stavano per scadere e gli Stati arabi erano alla ricerca di una leadership regionale. Negli anni ’20 e ’30 , incentivati dalla dichiarazione Balfour ed organizzati dal Movimento Sionista, erano iniziate le prime migrazioni di coloni ebrei verso la Palestina, allora sotto Mandato britannico.1 Le reazioni della popolazione araba alla massiccia immigrazione ed al conseguente sbilanciamento della composizione etnica regionale furono immediate. Scoppiarono rivolte sanguinose, talvolta incoraggiate perfino dal Gran Muftì di Gerusalemme, Al Hussaini2. Figura controversa, egli rappresentava per gli arabi l’unica autorità politico-religiosa presente sul territorio che potesse tener testa alle autorità coloniali. È assai influente non solo per la sua autorevolezza, ma anche perché gestisce personalmente il Waqf di Gerusalemme, divenuto un importantissimo centro economico.

A seguito della “grande rivolta araba” del 1936 si instaura un clima di “lotta per la sopravvivenza”: è allora che fra i coloni ebrei nascono le prime organizzazioni paramilitari, come l’ Haganah, la Banda Stern e l’Irgun. Queste ultime due tra il dicembre 1947 ed il maggio 1948 progettano e mettono in atto il “piano Dalet”, che prevedeva fra l’altro la distruzione di villaggi palestinesi e l’espulsione degli abitanti oltre confine3: aggressioni che avrebbero poi causato la fuga di decine di migliaia di abitanti nei mesi seguenti. Il Regno Unito non sostenne il piano ma non fece nulla per impedirlo, come non fece nulla per impedire la rivolta araba degli anni ’30, ed annunciò in sede ONU il ritiro della propria presenza al termine del mandato, il 15 maggio 1948.

L’Assemblea delle Nazioni Unite aveva istituito l’UNSCOP (United Nations Special Commettee on Palestine) che, dopo sei mesi di lavori, proporrà all’Assemblea Generale la Risoluzione N.181, approvata il 29 novembre 1947. La Risoluzione prevedeva la creazione di uno Stato ebraico e di uno arabo separati, con la città ed i dintorni di Gerusalemme sotto amministrazione diretta dell’ONU: un piano nel quale Gerusalemme avrebbe costituito il cosiddetto “corpus separatum“.

Le reazioni alla risoluzione dell’Assemblea Generale furono discordanti: le formazioni paramilitari dell’Irgun e della Banda Stern non accettano né l’idea di uno stato arabo limitrofo ad Israele né la rinuncia a Gerusalemme. L’autorevole Agenzia Ebraica, invece, accetta in pieno la Risoluzione. Non sono più omogenee le risposte da parte dei Paesi arabi: buona parte della popolazione contesta la creazione dello stato di Israele in sé, altri l’estensione territoriale e che in tal modo lo stato arabo di Palestina non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea. Secondo gli arabi alla minoranza della popolazione (gli ebrei costituiscono solo un terzo della popolazione ed occupavano circa il 7% del territorio) viene assegnata la maggior parte di territorio (circa il 56%, ma non si tiene conto del fatto che molte sono le aree desertiche). Le Nazioni Unite avevano assegnato il territorio anche in vista della forte migrazione di ebrei europei scampati all’orrore dei lager nazisti.

Il 14 Maggio 1948, con il discorso di David Ben Gurion alla Knesset, nasce ufficialmente lo Stato di Israele, con capitale Tel Aviv. La dichiarazione unilaterale di indipendenza precede di un giorno il ritiro britannico dalla regione e l’entrata in vigore della risoluzione ONU.

Il 15 maggio, in concomitanza con il ritiro delle truppe britanniche, gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Transgiordania ed un reparto iracheno attaccano il neonato Stato di Israele. Sebbene in forte maggioranza numerica, gli eserciti arabi si mossero in ordine sparso, con azioni male organizzate, senza comunicazione e con scarso equipaggiamento. La Israeli Defence Force ( IDF ) è al contrario ben organizzata ed armata sia dalla Gran Bretagna che dall’Unione Sovietica. L’offensiva araba viene respinta. Già dopo i primi mesi di guerra i confini stabiliti dalla Risoluzione 181 non sono più realistici: la Galilea è parte di Israele, la Cisgiordania viene annessa alla Transgiordania, la striscia di Gaza appartiene all’Egitto.

La guerra si estese anche a Gerusalemme est: la linea del cessate-il-fuoco correva lungo le mura della città; la Transgiordania si accorderà con Israele per una tregua leggera, mentre Egitto, Siria e Libano non ci riescono. Oltre all’assottigliamento delle forze arabe, questa tregua lascia intravedere la sensibile riduzione dei territori destinati allo Stato arabo palestinese. La sconfitta araba venne ufficialmente sancita nel febbraio 1949 con il primo armistizio, quello con l’Egitto a cui seguiranno gli armistizi con Libano (marzo), Giordania (aprile) e Siria (luglio).

Al termine della guerra fu vietato il rientro nello stato di Israele ai profughi palestinesi, mentre contemporaneamente proseguivano gli sbarchi (sia legali che illegali) dei profughi ebrei. Nel 1950 verrà approvata la Legge del Ritorno che consente a tutti gli ebrei di entrare e risiedere in Israele. Di fronte alla minaccia stessa di sopravvivenza, Tel Aviv sa bene che il numero è potenza.

Se non stupisce che Israele riesca a trarre profitto dall’evento bellico, non lascia certo indifferenti che gli Stati arabi che avrebbero dovuto battersi per la cancellazione del nuovo stato o, più realisticamente, per la tutela degli arabi palestinesi, si siano lasciati sopraffare da un esercito nettamente inferiore ai loro. Altro motivo di riflessione sono le acquisizioni territoriali effettuate dalla Transgiordania e dall’Egitto: come possono gli Stati arabi erodere il territorio destinato alla creazione di uno Stato arabo fratello? L’unico vero sconfitto sembra essere il nascituro stato arabo di Palestina. Alle nostre domande cerca di rispondere il professor Costantino Filidoro, storico esperto conoscitore della storia di Israele4.

L’attore più importante nella storia della creazione dello stato di Israele è senza dubbio l’Agenzia Ebraica. Questa aveva ben compreso gli equilibri nell’area e sa bene che un attacco da parte degli stati limitrofi è scontato, come dimostrato dalle rivolte arabe degli anni ’30. Decide quindi di iniziare ad intessere relazioni diplomatiche prima ancora della nascita dello Stato.

Se gli eserciti arabi del Medio Oriente non sono particolarmente temibili, l’Agenzia è cosciente del fatto che due sono i pericoli dal punto di vista militare: l’ala di Fawfi al Quvuji nell’esercito privato del Muftì e l’esercito della Transgiordania, addestrato dal generale Glubb. Da soli questi due eserciti avrebbero potuto sferrare un attacco mortale alla neonata Israeli Defence Force.

Ciascuno degli Stati arabi nella regione aveva interessi concreti nell’area della Palestina, ma per ragioni sociologiche ed etniche non avevano interesse per i palestinesi: gli Egiziani e i Libanesi infatti non sono popoli arabi, non sentivano quindi alcuna comunanza con il popolo palestinese se non la religione islamica e la comune avversione per il nascituro stato di Israele; differenze vi erano anche in ambito religioso, soprattutto fra Iracheni (in gran parte sciiti) e Palestinesi (sunniti). La Siria e la Transgiordania miravano a inglobare parti della Palestina per ottenere il controllo di Gerusalemme e giungere ad uno sbocco sul mare; l’Egitto aspira all’espansione territoriale ed è l’unico Stato con un’avversione ideologica per lo Stato ebraico. Gli unici stati ad avere quindi una reale “fratellanza” etnica con il popolo palestinese sono la Giordania e la Siria.

Sfruttando queste differenze e facendo una rapida valutazione delle forze militari, l’Agenzia Ebraica decide di prendere contatti con le nazioni più motivate a condurre l’attacco verso Israele. Nel 1947 Yehoshua Palmon viene incaricato di intessere relazioni diplomatiche segrete. Palmon contatta Fawfi per conoscere gli ordini ricevuti e le intenzioni degli Stati, giungendo infine ad un accordo: l’Agenzia si assume la responsabilità di fare in modo che Israele non combatta mai la nascita dello stato arabo di Palestina, ottenendo da Fawfi l’impegno a non ostacolare la nascita di Israele. Fawfi decide in quel momento di combattere per la realizzazione della Risoluzione 181, vedendo in questa “missione”il giusto destino per il popolo arabo-palestinese.

Golda Meyer, secondo agente, si reca invece a negoziare con il principe Abdullah di Transgiordania. Dopo una serie di consultazioni e dopo avere capito le mire del principe sul territorio palestinese, Meyer riesce a concludere un accordo secondo il quale Abdullah si impegna a non ostacolare la nascita del nuovo Stato, mentre lo stato arabo di Palestina nascerà come Stato confederato protetto dalla Trangiordania. In realtà lo scopo di Abdullah è ottenere una parte di Gerusalemme, ma Golda Meyer crede che il re sia interessato solo ad occupare dei territori vicino al Giordano e non la città. È per questa ragione che l’accordo per non attaccare Israele sarà rispettato solo in parte: infatti una parte delle forze armate giordane giungeranno in aiuto di quelle del Muftì a Gerusalemme, dove avverranno degli scontri con l’esercito israeliano.

Alla luce di questi accordi segreti risulta evidente come la guerra del 1948, la cosiddetta “guerra d’indipendenza”, sia stata in realtà un evento manipolato, del quale gli israeliani conoscevano in anticipo l’epilogo. Risulta inoltre chiaro il perché gli Stati arabi della zona non si siano battuti né allora né in seguito per l’attuazione della risoluzione ONU. Per ragioni etniche e sociologiche essi non hanno avuto interesse nella creazione di uno Stato arabo che potesse arginare l’espansione israeliana e tutelare gli arabi della regione, destinati così a rimanere profughi.

Dal 1950 la popolazione palestinese viene abbandonata a se stessa. Inizierà così una lotta per il diritto all’esistenza, che attraverso i difficili negoziati e le mediazioni da parte degli Stati Uniti e dell’ONU non porteranno ad alcun risultato concreto che non sia l’acutizzarsi di una situazione di progressiva precarietà e repressione, terreno fertile per ogni tipo di fondamentalismo.

Il 24 aprile 1950 re Abdullah di Transgiordania annette la Cisgiordania e fonda il Regno Hashemita di Giordania, dichiarando la propria discendenza dal Profeta. I Paesi della regione inizieranno a competere fra loro per la leadership del mondo arabo. In questa “lotta” l’avversione ad Israele diventerà quasi un topos letterario, una questione retorica più che con una reale intenzione di attacco. Il movimento arabo trova una propria unità di fronte alla minaccia comune dell’espansione israeliana e supplisce così alla mancanza di omogeneità politica, etnica e religiosa interna al movimento. Durante la Guerra fredda i Paesi in cui si giocano le sorti dei diversi conflitti saranno Egitto e Libia: il controllo delle risorse petrolifere costituirà il vero terreno di scontro nel contesto della guerra fredda fra Usa e Russia.

1Le cifre registrate parlano di una variazione dalle 80.000 unità registrate nel 1918, alle 175.000 nel 1931 fino alle 400.000 nel 1936.

2La Gran Bretagna si era affidata ad Al Husseini per gestire il proprio mandato in Palestina, ma la politica da lui avallata negli anni della guerra (la ricerca di contatti con Hitler, la creazione di una divisione di SS, gli Handjar e la strage di Hebron) lo renderanno una figura mal fidata nella gestione della regione. La strage di Hebron viene ordinata dal Gran Muftì contro la comunità ebraica autoctona.

3L’episodio che più di tutti rimarrà impresso sarà certamente il massacro di Deir Yassin del 9 aprile ’48.

4Questo articolo prende le mosse da alcune lezioni tenute dal prof. Filidoro nell’ambito del seminario tenuto presso la facoltà di Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia nel 2007

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2 Risposte

  1. mi permetto divoler esser più preciso siu alcuni punti.
    la nascita dello stato ebraico avvenne a seguito di due eventi connessi, ma separati militarmente; la lotta fra palestinesi ed ebrei da un parte e dopo quella fra il nascente stat o d’israele e alcune nazioni dell’area .
    come è stato ormai messo in risalto da numerosi storici così detti revisionisti israeliani, fra cui ricordo shlaim, pappe ed il più conosciuto morris, nessuna delle due così dette guerre ebbe un’epilogo che non fosse stato previsto. falcidiati dalla reazione inglese alla rivolta araba del 1936, la dirigenza politica palestinese non esistette in alcun modo, per cui le così dette azioni armate non ebbero un pensiero strategico nè politico, se non quello delle volontà delle due o tre grandi famiglie palestinesi, quali i nashashibi e gli husayni, interessate più acompensi personali che ad una gestione politica della guerra. in tale contesto assume notevole imporanza il piano D o Dalet elaborato dallo stato maggiore dell’haganah e l’aiuto esterno fornito all’haganah dall’irgun od etzel come era conosciuto in israele.
    sul piano dalet tanto si è dibattuto, ma è indubbio che numerosi documenti provano la volontà di allontanare dalle varie zone abiate prevalentemente da palestinesi gli stessi , in tutti i modi inclusi quelli cruenti. niente di nuovo, in quanto era il vecchio concertto dell’iron wall di jabotinsky. se ben gurion fosse a conoiscenza o meno di tali disposizioni i parer sono contrastanti, ma è probabile che pur non avendo dati espliciti ordini scritti al riguardo, abbia a voce espresso ai comandanti militari le sue intenzioni.
    certo è che come scrive lo storico martin van creveld nel suo la spada e l’ulivo, (che tratta della nascita ed evoluzione di tsahal)”gli ebrei erano meglio armati individualmente, guidati i n modo migliore e, fattore che si rivelò decisivo,possedevano un’organizzazione su scala nazionale, sia dal punto di vista politico sia militare”.
    la successiva guerra lo fu per modo di dire. le forze dei così detti paesi arabi erano pochi reparti, male armati ed equipaggiati; anche la famosa legione araba, comandata da sir john bagot glubb, meglio noto come glubb pasha. a latrun dovette sospendere le operazioni perchè erano terminate le munizioni.
    non scordiamoci che proprio durante tale guerra venne preso prigioniero nasser,che si rese conto della necessità di modernizzare la sua nazione e le forze armate.
    spero di aver portato un minimo contributo alla discussione. un abbraccio affettuoso ad enrico la rosa.
    guido monno

  2. Grazie Guido per le precisazioni che ci hai fornito.
    Talvolta chi scrive tende ad eliminare molte informazioni per rispondere ad esigenze di sintesi. Credo che ciò che hai scritto sia importante non solo per gli eventi che hai riportato, ma anche per le indicazioni bibliografiche che i nostri lettori troveranno molto utili.
    Spero che continuerai a leggerci e seguirci con assiduità. Alla prossima!

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