Aggiornamento Cipro (07/07) – Movimenti (e paralisi) all’interno dell’Isola


di Giacomo Natali 

In questa seconda parte dell’aggiornamento alla geopolitica di Cipro si analizzano le novità riguardanti la paralisi dei tavoli tecnici stabiliti dal “July 8th Agreement”, la mancata apertura del Check Point “Ledra-Lokmaci” e le attività della nuova Commissione turco cipriota sulla “Property Issue”.Il principale risultato degli ultimi anni (dopo l’arresto del processo di pace seguito al fallimento del referendum del 2004 per la riunificazione) era stato l’accordo sul cosiddetto “Processo dell’8 luglio” che prevedeva un cammino di collaborazione tra le due comunità, che sarebbero tornate a parlarsi direttamente, discutendo di tavoli tecnici. La speranza era che spostando l’attenzione dalla grande discussione politica ai problemi concreti che la divisione di un’Isola così piccola crea alla popolazione avrebbe reso piu’ facile ed urgente il rapporto tra le due comunità.

In realtà questo processo è immediatamente e completamente arenato (per responsabilità di entrambi, ma soprattutto della Repubblica di Cipro – come riportato nell’ultimo rapporto ONU). I greco ciprioti tuttavia continuano a sostenere che si tratti solo di un rallentamento nei lavori, consci del fatto che il fallimento anche di questa iniziativa, spingerebbe la comunità internazionale (ed in primis l’Unione Europea) verso un sostanziale riconoscimento autonomo del Nord di Cipro, a partire dal temutissimo “commercio diretto”.

L’abbattimento di una parte del muro che divide Nicosia, da parte dei greco ciprioti è stato visto infatti come parte di questo “fumo negli occhi” che la Repubblica di Cipro utilizza nei momenti di difficoltà per rinviare le decisioni internazionali, mantenendo di fatto la situazione inalterata. Questa interpretazione sembrerebbe confermata dal fatto che non sia poi seguita alcuna apertura del check point Lokmaci-Ledra (come invece previsto), che viene probabilmente tenuta in serbo come asso nella manica per una futura operazione-immagine presso Bruxelles ed il palazzo di vetro.

Si è invece assistito ad un movimento interessante riguardo ad una delle principali questioni che rendono così difficili i rapporti tra le due comunità, ovvero il futuro delle proprietà che le centinaia di migliaia di profughi di entrambe le comunità hanno lasciato nelle due parti dell’Isola al momento della divisione. In particolare la questione cruciale è costituita dal fatto che i greco ciprioti (soprattutto, ma non solo) si siano sempre rifiutati di accettare compensazioni per le proprietà, reclamandone invece la restituzione.

Lo scorso anno l’entità secessionista del nord aveva creato una “Commissione sulle proprietà” con il compito specifico di affrontare questo tema, ovviamente senza ricevere alcuna legittimazione da parte opposta. Sorprendentemente, al contrario, oltre duecento cittadini greco ciprioti hanno fatto ricorso, a livello personale, presso questa Autorità della TRNC, nonostante sia considerata illegale dal loro governo. Queste persone sono ora accusate da una gran parte dei partiti politici come traditori della patria, e i loro nomi sono stati pubblicati da numerosi giornali e televisioni in una “List of Shame” largamente pubblicizzata. Tuttavia questa gogna da parte di alcuni media e le accuse parlamentari di collaborazionismo con le forze occupanti il nord dell’Isola, non tolgono che questo fatto costituisca un precedente molto interessante, soprattutto considerate le sentenze che questa Commissione ha fino ad ora emesso.

I casi finora risolti, infatti, sono molto interessanti, perché sono state decise sia restituzioni, sia rimborsi, sia scambio di proprietà tra famiglie greco cipriote e turco cipriote. L’accordo su questi ultimi due è in particolare una grandissima novità. La Commissione sta infatti semplicemente applicando le regole che sarebbero entrate in vigore se il Piano Annan di riunificazione fosse stato accolto ed il fatto che un numero crescente (seppure ancora limitato) di greco ciprioti sembrino aver cambiato idea sulle precedente bocciatura del piano appare assai significativo. In particolare attira l’attenzione il fatto che siano all’avanguardia in questa direzione proprio famiglie di rifugiati, tradizionalmente la lobby piu’ numerosa ed importante tra quelle che si oppongono ad un compromesso con i turco ciprioti.

Questa sembra anche essere l’opinione della Corte Europea che ha dichiarato (sfidando lo sdegno greco cipriota) di sostenere l’iniziativa di questa Commissione, in quanto portatrice di sviluppi positivi che non si vedevano da tempo.

Le voci contrarie a questa Commissione non sono però solamente quelle vicine al governo GC e alla maggioranza dei rifugiati (quelli che ora si definiscono “rifugiati patrioti”, in contrapposizione ai “rifugiati collaborazionisti”, ma anche quelle dei turco ciprioti che si sono visti arrivare, dopo oltre trent’anni, come vicini di casa alcune famiglie greco cipriote, in particolare quella di un ex Muhtar, ritornata a stabilirsi nel paese che aveva governato prima della separazione. Le polemiche sono però state sopite da una reazione netta in favore della decisione da parte dell’amministrazione turco cipriota.

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Una Risposta

  1. Gentile Giacomo, dove hai trovato questa informazione? mi riferisco alla commissione sulle proprietà e il successivo ricorso dei greco-ciprioti? grazie, anna

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